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FINANZA/ L'intervento di Giuseppe Guzzetti al Congresso dell'Acri

Giuseppe Guzzetti - Infophoto Giuseppe Guzzetti - Infophoto

Non c’è nulla di più sbagliato, perché la sussidiarietà si basa su un sistema di alleanze per l’interesse generale fra i cittadini, le imprese, i sindacati, la politica e l’amministrazione, ma non comporta la possibilità per i soggetti pubblici di sottrarsi al loro compito istituzionale di operare per la soddisfazione dei diritti e dei bisogni fondamentali della popolazione.

La sussidiarietà che ho in mente è fondata sul pluralismo dei soggetti in campo, con ruoli e responsabilità ben distinti, che siano in condizione di operare non tanto in un’ottica mutualistica che ammortizzi i deficit degli organismi pubblici deputati, quanto di sinergia e capacità di dare valore aggiunto alla qualità della vita. La condizione di base perché la sussidiarietà possa realizzarsi in programmi e azioni concrete è, infatti, la compresenza di più attori, di più competenze, di più funzioni con le relative risorse, che, auspicabilmente, siano capaci di fare rete.

In un contesto in cui i fondi nazionali per gli interventi sociali hanno perso in un anno (dal 2010 al 2011) il 63% delle risorse stanziate dallo Stato è evidente che quello che viene chiamato secondo welfare, o meglio, welfare di comunità, debba essere valorizzato e meglio definito. Welfare di comunità vuol dire mix di interventi di protezione e di investimenti sociali che prevedono anche un finanziamento non pubblico, proveniente da fondazioni, imprese, assicurazioni, fondi di categoria, organismi del terzo settore. Vuol dire, cioè, interventi finanziati, nell’interesse dei cittadini, da una vasta gamma di attori economici e sociali collegati in reti con un forte ancoraggio territoriale, ma aperti al confronto e alle collaborazioni trans-locali anche di raggio europeo. Ecco, questo è il welfare di comunità che immagino e sul cui schema di fondo abbiamo realizzato molte cose in questi anni.

A livello di sistema ho già accennato all’esempio della Fondazione con il Sud. Nata da uno storico accordo tra il mondo delle Fondazioni e quello del terzo settore e del volontariato, quest’esperienza è venuta alla luce con l’obiettivo di promuovere e potenziare proprio le strutture immateriali del Mezzogiorno: ovvero favorire lo sviluppo di reti di solidarietà, in un contesto di sussidiarietà e di responsabilità sociale, attuando forme di collaborazione e di sinergia con le diverse espressioni delle realtà locali. Abbiamo cioè deciso di investire nel “capitale sociale” del Meridione, facendo crescere la fiducia fra i cittadini e tra cittadini e istituzioni.