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FINANZA/ L'intervento di Giuseppe Guzzetti al Congresso dell'Acri

Giuseppe Guzzetti - Infophoto Giuseppe Guzzetti - Infophoto

Si tratta di un nodo non facile da sciogliere perché, come avvenuto per la politica monetaria, anche nel caso della gestione dei bilanci pubblici la soluzione deve necessariamente prevedere una cessione di sovranità decisionale a favore di istituzioni comunitarie. Senza adeguate rinunce e concessioni, senza la messa a punto di nuove forme di cooperazione tra le diverse aree economiche - e all’interno di esse tra paesi in difficoltà e paesi più solidi - il sistema economico europeo e quello mondiale non riusciranno a trovare un profilo di sviluppo sostenibile. Il mantenimento del controllo dei conti pubblici non è sufficiente; bisogna finalmente attivare strumenti per lo sviluppo.

Per quanto riguarda le banche italiane, rispetto alle altre sono molto più banche commerciali orientate al supporto della economia reale. Due dati (bilanci 2011) lo confermano in maniera chiara. Il primo è il rapporto fra il totale degli impieghi e il totale dell’attivo: in Italia ammonta al 62,2% contro il 27% in Germania, il  28,7% in Francia e contro una media negli altri cinque principali Paesi Ue (Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Olanda) del 41,8%. Segnalo, inoltre, che tra settembre 2008 e dicembre 2011 gli impieghi delle banche italiane sono cresciuti del 9,2% contro un modesto aumento del 2,1% nell’intera eurozona. Il secondo dato, che rende ancor più evidente il radicamento nell’economia reale delle banche italiane, è il rapporto fra il totale degli investimenti finanziari e il totale degli attivi: per le nostre banche è del 22,6% contro il 52,8% in Germania, il 48,2% in Francia e una media negli altri cinque principali Paesi Ue del 34,1%.

Le attuali banche italiane di fatto sono “figlie” della legge “Amato”, che promosse la trasformazione degli enti creditizi pubblici in “società per azioni operanti nel settore del credito”. E se la privatizzazione delle grandi banche pubbliche si è concentrata nella seconda metà degli anni Novanta, per quanto riguarda le Casse di Risparmio e le Banche dei Monti di credito su pegno il processo di trasformazione cominciò subito, per perfezionarsi anch’esso negli anni successivi e concludersi sul finire del decennio, con la legge “Ciampi”.