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FINANZA/ L'intervento di Giuseppe Guzzetti al Congresso dell'Acri

Pubblicazione:giovedì 7 giugno 2012

Giuseppe Guzzetti - Infophoto Giuseppe Guzzetti - Infophoto

Credo che il XXII Congresso, con la fondamentale Carta delle Fondazioni di recente varata dall’Acri, ma che nei prossimi mesi dovrà trovare la sua concretizzazione negli statuti delle singole Fondazioni, chiuda idealmente un ciclo, più che decennale. Sono infatti passati dodici anni dal XVIII Congresso Nazionale, che si tenne a Torino nel maggio 2000. Ero da poco presidente dell’Associazione e lo ricordo con chiarezza. Si era svolto in un clima di positiva attesa, di ottimismo e di forte impegno a dare attuazione alla riforma “Ciampi” (legge n. 461/1998 e decreto applicativo n. 153/99), da pochi mesi finalmente legge. Avevamo cominciato ad avviare le Fondazioni verso un percorso che le avrebbe portate a sviluppare un’identità “nuova”, dalle grandi potenzialità per il Paese e per la società civile. Sul fronte delle banche, liberamente, senza forzature e senza schemi predefiniti, prim’ancora dell’entrata in vigore della Ciampi, si erano realizzati processi di aggregazione che avevano contribuito alla nascita e al rafforzamento di grandi gruppi bancari nazionali, mentre intorno ad altre Casse stavano crescendo interessanti gruppi bancari regionali, ed altre Casse ancora, nella loro autonomia, rafforzavano la propria posizione a livello locale.

È, dunque, in questo clima positivo che a fine 2001, il Governo, con la legge finanziaria per il 2002 - esattamente con l’art.11 della legge n. 448/2001 - bloccò di fatto, temporaneamente, questo processo evolutivo, tentando di modificare in profondità la riforma “Ciampi”, con la messa in discussione, nei fatti, della natura privatistica delle Fondazioni e della loro autonomia gestionale. Quelli immediatamente successivi furono anni complessi, in cui la gran parte delle nostre energie venne concentrata nel superamento di quest’empasse.

Il Congresso del 2003, dunque, che si tenne a Firenze in giugno, venne celebrato in una fase cruciale del dibattito su questa riforma: si era in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale, a cui il Tar del Lazio, dopo il ricorso dell’Acri e di alcune Fondazioni, aveva rimesso gli atti, ravvisando la sussistenza di profili di illegittimità costituzionale di quell’articolo 11.

 


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