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IL CASO/ 2. E ora tornano a tremare le banche italiane

Pubblicazione:giovedì 7 giugno 2012

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Primo, lo stesso Draghi ieri ha dovuto ammettere che «la Bce monitorerà molto da vicino tutti gli sviluppi ed è pronta ad agire, ma non può risolvere tutti i problemi», sottolineando che «alcuni problemi dell’euro non hanno nulla a che fare con l’azione di Francoforte». Secondo, sempre ieri l’Eurostat ha confermato crescita zero per il Pil dell’eurozona e dell’Ue nel primo trimestre dell’anno. Nello stesso periodo l’Italia ha registrato una flessione del Pil dello 0,8%, il risultato peggiore tra quelli riportati da Eurostat dopo l’Ungheria (-1,3%) e la Repubblica ceca (-1%). Ma i dati Eurostat confermano anche il ruolo trainante svolto dalla Germania: il suo Pil nel primo trimestre del 2012 è cresciuto dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e dell’1,2% nei confronti dello stesso periodo del 2011: ovvero, se non c’è stata recessione nel primo trimestre, è grazie all’export tedesco e all’euro debole. Magra consolazione ma un dato di fatto che pesa.

Terzo, tra il 2008 e il 2011 gli Stati europei hanno speso, in aiuti di Stato per le banche in crisi, 4.500 miliardi di euro. Lo ha confermato ieri il commissario Ue per il mercato unico, Michel Barnier. Il quale, ha poi ribadito che «oggi non è possibile ricapitalizzare le banche spagnole con l’aiuto diretto del meccanismo europeo Efsf. Questa è una possibilità che deve essere presa in considerazione seriamente in futuro. Oggi non è possibile». E se sul tema caldo della Spagna, la Germania ha subito ribadito che le banche iberiche non possono accedere direttamente ai fondi di salvataggio europei - «Questi strumenti devono essere applicati ai governi», ha dichiarato Steffen Seibert, portavoce della Merkel -, lo stesso Draghi ha dichiarato che «la Spagna deve essere realistica nel valutare un salvataggio europeo. È una loro decisione se vogliono usare Efsf, ma qualsiasi decisione dovrebbe basarsi su una valutazione realistica dei requisiti per ricapitalizzare le banche e sui soldi disponibili senza l’aiuto esterno».

Insomma, redde rationem: altro che i mesi di tempo previsti da Soros, qui è questione di giorni. E a preoccupare deve essere anche l’immediato contagio iberico al nostro Paese e, soprattutto, al nostro sistema bancario. Guardate questo grafico, preparato con tempismo sospetto dal più grande hedge fund del mondo, Bridgewater.

 


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