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IL CASO/ 2. E ora tornano a tremare le banche italiane

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Partendo dal presupposto che lo strumento ibrido combinato di Efsf/Esm non dispone di liquidità sufficiente nemmeno per la metà delle necessità di finanziamento di Italia e Spagna, le banche italiane per alcuni mesi hanno utilizzato gli oltre cento miliardi ottenuti dalle aste Ltro per acquistare debito pubblico sia sul mercato primario che, soprattutto, secondario, oltre che per altri impieghi ben esemplificati nel grafico: bene, oggi sono in rosso di 48 miliardi di euro! Quindi, non solo non ci sono più linee Maginot garantite dai soldi della Bce ma, addirittura, gli istituti hanno bisogno di nuova liquidità - quella non a caso promessa ieri da Draghi fino a gennaio 2013 - per tamponare un passivo, prima ancora che per tornare attori sul mercato obbligazionario e mantenere incestuosamente in vita il nostro accesso al credito.

Capito, l’8 novembre 2011 ci avevano detto che avevamo evitato la catastrofe per un pelo, che il governo tecnico ci avrebbe salvato e che lo spread non sarebbe più risalito: e ora? D’altronde, c’è poco da sperare in un Paese dilaniato nelle carni dai conflitti d’interesse, dove solo Dagospia ha avuto la libertà di mettere in evidenza le parole di Ignazio Visco, il quale ha sollecitato pubblicamente i banchieri italiani a mettere “a profitto” la norma sui “doppi incarichi”, invece di eluderla spudoratamente. Un’occasione persa, ha rilevato il Governatore di Bankitalia, per sfoltire anche i board bancari, definiti da Visco, senza mezzi termini, “pletorici"”. E monitorando solo i primi dieci gruppi bancari italiani, l’inquilino di Palazzo Koch ha fatto rilevare che ben 1136 sono le cariche distribuite nei consigli d’amministrazione. Il tutto per giungere a capolavori come quelli sintetizzati dalla tabella di Bridgewater.

Attenzione, siamo tornati nel mirino: stamattina l’asta spagnola poliennale ci dirà quanto la Bce può ed è intenzionata a intervenire, ma se i mercati attaccano Roma come lo scorso luglio, servirà ben più che aste di liquidità a tre mesi. Servirà il bazooka: e Berlino cosa dirà? Ma, soprattutto, esiste il bazooka? Con i tecnici della Bce che hanno rivisto l’inflazione tra il 2,3% e il 2,5% per il 2012, dalle previsioni di marzo del 2,1-2,7%, come poter sperare in più politica espansiva della Bce senza che il fantasma di Weimar torni ad aleggiare e la Bundesbank intoni il suo “nein, nein, nein”?

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