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SPILLO/ Fondazioni, quei patrimoni strategici

Pubblicazione:giovedì 7 giugno 2012

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Che le Fondazioni di origina bancaria siano - nel loro assieme - un patrimonio del Paese ormai nessuno più lo mette in discussione. Senza gli 88 enti associati all’Acri l’Italia avrebbe meno chance di “organizzare le libertà sociali”, di costruire la solidarietà reale: lo ha affermato già nove anni fa la Corte Costituzionale con due sentenze che valgono una virtuale citazione nella “Costituzione materiale” della Repubblica. Ci ha pensato la società civile a certificare un salto di qualità nelle possibilità di “welfare sussidiario” garantito dal ritmo di erogazioni annue pari ancora a 1,9 miliardi aggregati nel 2010, cioè già ben dentro la fase problematica per il sistema finanziario. Vasto lo spettro delle aree d’intervento: education, ricerca, healthcare, tutela dei beni culturali e ambientali, assistenza alle categorie deboli, social housing, microcredito. Non da ultimo, il sistema bancario italiano avrebbe avuto più difficoltà ancora a parare i colpi della grande crisi se non avesse potuto contare sull’immediata disponibilità degli enti soci stabili ad affrontare le richieste di ricapitalizzazione sul mercato, evitando sostegni che lo Stato italiano non avrebbe potuto permettersi con facilità. Di più, il sistema-Fondazioni ha ricapitalizzato la Cassa depositi e prestiti e i suoi nuovi fondi strategici satelliti (infrastrutture, edilizia sociale, private equity nella media impresa, ecc.).

Di questo “patrimonio” (che in stretti termini contabili è ancora vicino ai 50 miliardi di euro) si parlerà oggi e domani a Palermo, nel congresso che celebra il centenario dell’Acri: un tempo l’associazione delle Casse di risparmio, oggi il riferimento delle Fondazioni. Al centro del tavolo il presidente Giuseppe Guzzetti (confermato per un triennio) pone un’ulteriore sfida istituzionale. Una nuova “Carta delle Fondazioni” punta a dare alla comunità nuovi standard comuni che rafforzino la dimensione di sistema, all’interno delle strategie-Paese di uscita dalla crisi. Governance, gestione dei patrimoni, politiche di erogazione sui territori: sono tre le “guidelines” della carta Acri sulla quale Guzzetti vuole impegnare le Fondazioni sui vari fronti (le istituzioni nazionali e locali, la società civile, il sistema bancario, i territori del lavoro e delle imprese) Separazione trasparente degli organi di guida delle Fondazioni dalla politica; rafforzamento dei presidi anti-rischio nell’amministrazione professionale delle risorse; estensione della programmazione e di tecniche evolute di selezione del merito negli interventi di pubblica utilità: queste le macro-risposte che l’Acri ha individuato nella Carta, in vista del terzo decennio della loro vita, che promette di essere anche più complesso dei due successivi alla legge Amato-Carli.


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