BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CENSIS/ La bellezza in Italia vale 74 miliardi di euro

Pubblicazione:mercoledì 11 luglio 2012

Infophoto Infophoto

CENSIS: LA BELLEZZA IN ITALIA VALE 74 MILIARDI DI EURO Turismo e cultura trainano il bello. Con oltre 17 miliardi di euro di valore aggiunto prodotto in Italia, il comparto dei beni culturali è quello che contribuisce più di tutti al volume di reddito generato dalla bellezza nel Bel Paese. Quello del bello è un mercato che crea quasi il 4,7% del Pil italiano, per un importo totale di 74 miliardi di euro nel 2011. Un valore importante ma, a quanto pare, non sufficientemente tutelato e promosso, se si considera che in dieci anni ha subito un’emorragia di 10 miliardi di euro. Secondo i dati diffusi dal Censis, infatti, nel 2000 i miliardi generati erano 82, pari al 4,7% del Pil.

Il mercato della bellezza è un settore economico dai confini eterogenei, che abbraccia musei e luoghi di villeggiatura, prodotti di oreficeria, tessile e design. Ma non solo. Comprende anche la chimica, la meccanica e l’elettronica. Il Centro studi investimenti sociali ha stimato che oggi dà lavorare complessivamente a 1.370.000 italiani (il 5,6% sul totale degli occupati). Anche sul numero degli assunti è sensibile un calo numerico: nel 2000 gli operatori del bello erano 1.450.000, il 6,3% del totale, ossia lo 0,7% in più. La crisi, dunque, sembra aver bruciato 80mila posti di  lavoro.

Quanto al contributo dei diversi settori alla creazione del reddito totale del bello, il comparto dei beni culturali, che, come detto genera reddito per 17 miliardi di euro, è seguito, dall’edilizia (8,2 miliardi di euro), tessile e abbigliamento (6,8 miliardi) e carta ed editoria (6,6 miliardi). Altri comparti importanti sono quelli della meccanica (5,4 miliardi), elettronica (5 miliardi) e chimica (3,8 miliardi). Seguono legno e immobili (3,4 miliardi), gioielleria (3,1 miliardi) e agricoltura e alimentari (2,3 miliardi). A confermare la ricchezza e varietà della filiera del bello c’è un dato: oltre 11 miliardi di euro provengono da settori non inquadrabili nella predetta classificazione.

La crisi c’è e si sente, come testimonia la flessione della percentuale di reddito della bellezza prodotta sul Pil, ma l’Italia sembra avere buone ragioni per puntare forte su questo caratteristico settore.


  PAG. SUCC. >