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Economia e Finanza

DERIVATI/ Gli Usa cercano di far chiarezza. L'esperto: il vero nodo riguarda le banche

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Secondo Livermore, la conseguenza più forte di tale operazione è però un’altra: «Comincia a essere messo in atto il Dodd-Frank Act, la riforma che vorrebbe ripristinare un ordine all’interno dei mercati finanziari ispirandosi in chiave attuale al vecchio Glass-Steagall Act, recepito in Italia come la Legge Bancaria del 1936. Si tratta dunque di una serie di leggi diffusa sia in Europa che negli Stati Uniti e che sulla scia della crisi del ’29 separano le banche commerciali da quelle d’investimento. In poche parole vengono separati gli istituti presso cui i cittadini aprono un conto dove mettere i risparmi da quelli che invece fanno operazioni più complesse e rischiose e che quindi sono di conseguenza anche a rischio default».

Quanto approvato in America presenta però anche dei rischi, in particolare due: «Il primo - spiega Livermore - riguarda un eventuale smottamento politico, vista la forte vicinanza dei politici americani al mondo della finanza. Fino a oggi erano state fatte solo vaghe dichiarazioni di facciata contro le banche, ma senza mai modificare nulla dell’impianto normativo, quindi un passo del genere potrebbe avere un certo impatto». Il secondo rischio, utilizzando una metafora, è quello di chiudere il recinto quando ormai è troppo tardi: «Vengono definiti gli swap, è vero, ma c’è una tale marea di derivati che è facile nascondere operazioni simili agli swap all’interno di altre operazioni che invece ancora non sono state regolamentate. In sostanza si rischia quindi di far rientrare dalla finestra tutto ciò che è stato già fatto uscire dalla porta».

L’America ha dunque fatto il primo passo vero una maggiore chiarezza, ma è possibile che altri Paesi facciano lo stesso? «E’ molto difficile che ciò accada - conclude Livermore - per il semplice fatto che gli Stati Uniti hanno sempre rifiutato di applicare le regole di Basilea, quelle che vengono invece applicate da tutte le banche europee. Per questo motivo trovare un accordo del genere al di fuori dell’America, allo stato dei fatti, è pressoché impossibile».

 

(Claudio Perlini)

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