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FINANZA/ Italia in saldo, la nuova sfida dei "poteri forti" a Monti

Pubblicazione:giovedì 12 luglio 2012

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Ecco le parole della leader Cgil: «Credo che non sappia di cosa sta parlando (riferendosi alla concertazione, ndr). Vorrei ricordargli che l’ultima concertazione nel nostro Paese è quella del 1993: un accordo che salvò il Paese dalla bancarotta, con una riforma delle pensioni equa, al contrario di quella fatta dal suo governo... Le lezioni di democrazia sono sempre utili. Le rappresentanze sociali sono elette e misurate sulla base del consenso. Prendere lezioni di democrazia da chi è cooptato e non si è misurato col voto è un po’ imbarazzante per il futuro democratico del Paese».

Questa è una dichiarazione di guerra, non una critica o una replica: e se la Camusso esce così allo scoperto è perché sa che il fronte del ribaltone è ormai maggioritario, per quanto si sprechino le attestazioni formali di fedeltà al governo da parte dei leader (sempre più tiepide a dire il vero, tranne quelle di Casini, il quale non sapendo a fianco di chi schierarsi in caso di voto anticipato, punta a prendere tempo, sventolando ai quattro venti il bene superiore del Paese). Probabilmente la Camusso ha ragione quando dice che la concertazione del 1993 salvò l’Italia dalla bancarotta (anche se ho i miei forti, thatcheriani dubbi), ma chi ce l’aveva portata sull’orlo del baratro, con i mercati scatenati nel 1992, l’attacco a lira e sterlina, l’uscita dal serpentone monetario, le svendite di Stato e i miliardi buttati al vento da Carlo Azeglio Ciampi nel tentativo di tenere a galla la nostra valuta contro gli attacchi di Soros? Forse un tentativo di lotta agli sprechi come quello ontologicamente insito nello strumento della spending review? Forse la logica per la quale un dipendente pubblico che non fa il suo dovere può e deve essere licenziato? Forse un tentativo di razionalizzazione delle relazioni sindacali e del mondo del lavoro, che si adegui al mondo globalizzato e non a quello fordista in cui ancora vive la Camusso, insieme ai suoi accoliti e fan di carta stampata e imprenditoria sussidiata (e non sussidiaria)?

Non credo proprio, cari lettori. Il governo Monti ha fatto molti errori e scelte discutibili, l’affaire esodati è stata una vera figuraccia, ma che alternativa forniscono o potranno fornire i partiti, quelli che sentite starnazzare in queste ore di caos generale? E i sindacati, cosa vogliono? Affossare il Paese, amici miei, visto che la loro logica conservatrice è la prima ragione per cui l’Italia, da oltre un decennio, è agli ultimi posti in Europa e nel mondo nell’unico indicatore che sancisce la differenza tra crescita e immobilismo o recessione, ovvero gli investimenti esteri diretti. In compenso, l’Italia è ancora un Paese ricco: per il risparmio privato, per il patrimonio pubblico dello Stato, per le riserve auree e per le aziende, da Finmeccanica alle banche a Generali, che oramai hanno raggiunto prezzi di saldo e che potrebbero diventare presto delle prede per gli appetiti di chi tifa per le urne anticipate e per un bel compromesso storico 2.0 in difesa di privilegi e rendite. Si scrive Camusso, ma si legge fondi sovrani.

 

P.S.: L’altro giorno vi ho parlato del possibile coinvolgimento di Deutsche Bank nello scandalo dell’alterazione del Libor e del fatto che Barclays, da sola, non potesse fare nulla. L’altro giorno, la Fed di New York ha reso noto che era «a conoscenza di argomenti potenziali che coinvolgevano Barclays e il Libor dopo l’inizio della crisi nel 2007. Nel contesto dell’attività di monitoraggio del mercato seguita alla crisi finanziaria, che si sostanziò in migliaia di chiamate ed e-mails con partecipanti del mercato per diversi mesi, abbiamo ricevuto occasionali e aneddotici report da Barclays sui problemi con il Libor. Nella primavera del 2008, a seguito del collasso di Bear Stearns e poco prima che i primi report dei media toccassero l’argomento, abbiamo dato vita a ulteriori ricerche su Barclays e su come venissero condotte le attività sul Libor».

Di più, stando al calendario degli impegni dell’allora presidente della Fed di New York, Tim Geithner, oggi segretario al Tesoro Usa, dalle 14.30 alle 15 del 28 aprile 2008, presso la Fed di New York si tenne una riunione con argomento “Fixing Libor”, a cui parteciparono almeno 8 membri anziani della Fed, tra cui William Dudley, all’epoca capo di Markets Group e successore di Geithner alla guida dell’istituto dal gennaio 2009. Quindi, basta con le idiozie, tutti sapevano, da subito e probabilmente tutti hanno partecipato al taroccamento, la statunitense Citigroup in testa: quindi, o tutti alla sbarra o business as usual per tutti.



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