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FINANZA/ Spread, ecco come far "fallire" la speculazione

Secondo MARCO DI ANTONIO, i mercati finanziari pretendono dal sistema politico decisione rapidissime che necessiterebbero di processi lunghi decenni, quali l’unità politica europea

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SPREAD, COME EVITARE UN'ALTRA ESTATE CON IL RISCHIO SPECULAZIONE? Al famigerato spread è stato conferito un peso specifico. Ogni cento punti base - certifica l’Istat - l’Italia sborsa circa tre miliardi di euro in più all’anno. Ora, se il differenziale tra i titoli italiani e gli omologhi tedeschi continua a veleggiare sopra i 450 pb, e se, già adesso, spendiamo 60-70 miliardi di euro l’anno solo per ripagare gli interessi sul debito, non bisogna fare chissà quali calcoli per capire che l’ulteriore esborso ci danneggerà parecchio. Di tanto in tanto una buona notizia tampona la situazione. Oggi, per esempio, sono stati messi all’asta 10,42 miliardi di Bot a un rendimento pari al 2,697%, in netto calo rispetto al mese scorso (3,97%). Sullo sfondo, tuttavia, resta un clima incerto, aggravato dallo stallo dello Scudo antispread e da un’estate che si prospetta, finanziariamente, turbolenta. Fare previsione sulla sostenibilità del nostro debito, in ogni caso, non è attualmente impresa facile. «Ovviamente, non si possono reggere tassi eccessivamente elevati a lungo; ma i tassi, di per sé, non sono sufficienti a indicare quanto lo scenario sia preoccupante», afferma, raggiunto da ilSussidiario.net, Marco di Antonio, professore ordinario di Economia presso l'Università di Genova. «Occorre considerare una serie di fattori quali l’inflazione e la crescita basse, la composizione del nostro debito (che per fortuna, a differenza del passato, è per la maggioranza in mano italiana), e l’incidenza del rapporto debito/Pil al 120%, tale da rendere lo sforzo per ottenere un avanzo primario sufficiente a ripagare gli interessi sul debito notevolmente arduo».

Il quadro è notevolmente complicato dal fatto che l’attribuzione del compito di scudo anti-spread all’Esm, i cui meccanismi tecnici sono ancora da definire, sono messi a repentaglio dalla Corte costituzionale tedesca. Che non solo potrebbe bocciare lo strumento; ma ha fatto sapere che, per pronunciarsi, potrebbe impiegarci mesi. E, anche laddove decidesse di approvarlo, potrebbe imporre al Parlamento tedesco la ratifica di qualunque sua iniziativa. «Questa circostanza riflette un altro gravissimo problema: il sistema finanziario e i movimenti di capitali pesano sempre di più, mentre i loro tempi non sono assolutamente compatibili con quelli della politica». Non che prima la politica agisse con celerità. «Ma la finanza - continua Di Antonio - non aveva il potere di condizionamento che ha oggi». Siamo ben lungi dal venirne a capo: «Non si può certo pensare di rallentare il sistema finanziario; né di accelerare quello politico. Le soluzioni che il primo attende dal secondo non si conciliano con i regimi democratici».

Cosa interessa, di preciso, ai mercati? «Del Fondo Salvastati o di strumenti analoghi non importa granché. Li considerano palliativi. L’unica cosa che vogliono è la mutualizzazione europea dei debiti sovrani, l’unica misura in grado di garantirne la solvenza. Pretendono, cioè, che l’Europa raggiunga in tempi rapidissimi l’unione politica, cosa che non è riuscita a ottenere in dieci anni». Si diceva del caldo agosto che si prospetta: «Effettivamente, in genere, è un brutto periodo: Nei mercati, infatti, c’è meno operatività e le correnti speculative hanno un alto impatto. Mentre UNA quota di mercato non opera, i fondi speculativi hanno modo di impattare maggiormente sui prezzi». 


COMMENTI
12/07/2012 - Mercati e imprese (Diego Perna)

Devo dire che da quando l'attenzione dei media è tutta per gli spread e i mercati, non si parla più di imprese, come se queste non fossero una parte fondamentale della società, non dico del sistema, perchè ormai il sistema, quello economico finanziario vuol fare da se. Tutto è concentrato lì, ma vorrei ricordare a chi leggerà questo mio inutile commento, che vedere una fabbrica vuota e con i macchinari fermi, anche se solo come sensazione, è molto peggio che guardare i dati negativi delle borse e degli spread. Sembra quasi d'entrare in un posto senza vita, per dare l'idea, un cimitero senza nomi. Una tristezza assale e a nulla valgono le rassicurazioni di Monti e compagnia che la ripresa ci sarà nel 2013, perchè ormai non ci crede più nessuno. Detto ciò possiamo sempre tirar fuori dal sacco, che sono le imprese che non ce la fanno perchè non sono all'altezza della sfida del cambiamento globale. Va beh,domani qualcuno in tre o quattro mosse, ci dirà come tirar fuori l'Italia dai guai o far diminuire lo spread così potrà ripartire l'economia; solo che ormai leggo le stesse cose dal 2009.