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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. (S)vendesi Italia

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La crisi, insomma, morde. E crescono, com’è comprensibile, allarme e malumori. Ma è difficile che ci siano troppe alternative di sostanza alla ricetta Monti, mica più severa della ricetta Rajoy. Anche perché è quanto ci viene chiesto dai partner internazionali, gli stessi che, a novembre, hanno in pratica dato a Cannes gli otto giorni al premier Silvio Berlusconi. In questa cornice la polemica sulla concertazione è un po’ patetica. Certo, la formula ha avuto un grande ruolo nel passato delle relazioni industriali e si può definire “concertata” la svolta della Germania tra il 2001 e il 2003, quando la Repubblica Federale ha messo le basi per i successi di oggi. Ma quella, sia sul fronte fiscale che della scuola e degli investimenti produttivi, era una scelta di imprenditori e del sindacato che guardava alla competitività del sistema, con una una ripartizione delle reponsabilità. Al contrario, il richiamo alla concertazione che occupa il palcoscenico della politica italiana sembra guardare più al buon tempo antico in cui tutto si decideva entro i cortili del nostro condominio, piuttosto che alla necessità di stare sui mercati, cosa che impone grande flessibilità.

Proviamo perciò ad allargare lo sguardo oltre l’uscio di casa, a partire da quell’alluvione di liquidità che scorre in giro per l’Europa, in netto contrasto con il credit crunch che affligge il sistema del credito. I capitali, che fuggono dagli investimenti come un vampiro dall’aglio, hanno ormai compresso i rendimenti dei Bund tedeschi e dei Bond Usa a lungo termine a livelli impensabili: ieri chi voleva avere “l’onore” di parcheggiare i propri soildi presso i titoli a dieci anni emessi da Belino si doveva accontentare dell’1,22%. Chi intende scegliere il Tesoro Usa, incurante della galoppata del deficit Usa e delle incognite fiscali nel dopo elezioni, viene retribuito con l’1,40%. Ma anche chi ha scelto i titoli a breve di Parigi ha acettato di pagare un interesse negativo: chi ha scelto gli Oat scadenza fine dicembre, ha subito un salasso seppur minimo, lo 0,003%. In cambio, François Hollande ha avuto la gradita sorpresa di uno sconto: il debito pubblico paga in media il 2,14%, contro il 2,8% di un anno fa.

Si spiega, in questa cornice, la considerazione inquietante del bollettino della Bce: la volatilità sui titoli di Stato, pur inferiore a quella di novembre, è vicina ai livelli toccati prima della crisi di Lehman Brothers. Dietro l’abbondanza di liquidità provocata da anni di tassi vicini allo zero e altre misure espansive si celano le insidie di acquitrini scivolosi in cui nessuno si sente al sicuro. Nemmeno gli emergenti che hanno ormai preso atto che la crisi europea rischia di avere effetti pesanti in casa loro. Non a caso ieri la Corea del Sud ha tagliato a sorpresa i tassi per dare slancio all’export che mostra segnali di fatica. Lo stesso ha fatto il Brasile, che dallo scorso agosto a oggi ha tagliato il costo del denaro otto volte. La Cina si è già mossa, in più occasioni, ma i margini sono ristretti: su Pechino grava il rischio del crollo dei prezzi immobiliari e di una gelata dei consumi cui si aggiunge il rischio di un’estate con una corsa dei prezzi degli alimenti, innescata dalla siccità nel Midwest americano.

Anche senza citare le incognite della campagna elettorale Usa, che sta condizionando le mosse della Fed, o il rischio di un’esplosione in Medio Oriente o in altre aree calde, dobbiamo prender atto che il disordine monetario, stavolta provocato dall’incapacità congenita dell’Eurozona di intervenire a tutela della moneta unica, sembra prender corpo in un modo ancor più pericoloso di quello del 2008. Non fosse che per una ragione: rispetto ad allora, le banche centrali hanno sparato larga parte delle cartucce.


COMMENTI
13/07/2012 - Come uscire dalla trappola (Carlo Cerofolini)

Premesso che per uscire dalla trappola in cui l’Italia si trova occorre, in primis, ridurre drasticamente l’imposizione fiscale e la spesa pubblica, portandola rapidamente al 35% - cioè fare l’opposto del governo Monti - sarà bene che chi ci governerà si ispiri al famoso decalogo di Lincoln, consultabile su internet. In caso contrario, temo che il sistema democratico e la tenuta sociale verrebbero messi a rischio, sia perché: “La democrazia smette di esistere quando si porta via a chi ha voglia di lavorare e si dà a chi non ne ha” - come ci avverte T. Jefferson – sia perché per F. A. von Hayek: “La giustizia sociale (mito indiscusso del nostro tempo) è una credenza disgregante, che produce solo conflitti ed è pure il cavallo di Troia che porta all’affermazione del totalitarismo”. Infine per quanto riguarda il Pil, va detto che per ogni suo punto di decremento è dimostrato che si ha un aumento di mortalità dello 0,05%, per l’Italia ciò significa che con meno 2,4 (se va bene) punti di Pil previsti nel 2012 si avrà un aumento di premorienze di circa 800 persone. Questo dato deve essere quindi di monito per tutti e soprattutto per certe “anime belle” - che si annidano soprattutto fra i catastroambientalisti - quando (stra)parlano di decrescita felice e quindi plaudono (sic) per la recessione in atto.

 
13/07/2012 - un auspicio per il futuro (francesco taddei)

Con tutto il rispetto per i lavoratori, credo che l'apparato statale e il sindacalismo italiano vadano regolati. Vanno in parte privatizzate le municipalizzate e i trasporti (con lo stato che abbia voce in capitolo con una quota) poi per non farsi mangiare dagli squali l'unica cosa è il consorziarsi fra le imprese. Occorre poi un nuovo sentimento nazionale, che non c'entra niente con i totalitarismi del '900, ma uno spirito di unione che in Italia forse non c'è mai stato.

 
13/07/2012 - Politica inadeguata (Luca Rossini)

Ormai è chiaro che la cosiddetta seconda repubblica è stata peggio della prima: ha aggravato il debito pubblico con politiche keynesiane insostenibili nel lungo periodo, di cui oggi paghiamo pesantemente le conseguenze, proprio perché si immaginava che la torta si sarebbe allargata. In parte lo ha fatto, ma poche delle nostre imprese si sono internazionalizzate per cogliere l'opportunità. Così la maggior parte è rimasta al palo magari pensando che i popoli asiatici, africani e sudamericani si sarebbero accontentati della propria miseria senza tentare di mangiarsene almeno una fetta. Oggi stanno crescendo e se lo meritano, prima i cinesi d'Europa eravamo noi, grazie alle scellerate misure di svalutazione competitiva della lira che non hanno fatto altro che rimandare nel tempo le riforme strutturali. Ora che le riforme si tenta di farle, i partiti bloccano ogni tenatativo di taglio della spesa pubblica, costringendo a un aumento delle tasse che soffoca la crescita. Capisco il popolo tedesco che è incavolato nero al solo pensiero di condividere parte del nostro debito: qui la si continua a chiamare "solidarietà", ma a me sembra puro assistenzialismo. In Italia è nato addirittura un partito - la Lega Nord - contro il debito del sud, figuriamoci se oggi possiamo permetterci di fare gli offesi con quei "cattivoni" dei bavaresi. E ancora non è stato raccontato in maniera chiara agli italiani che la "solidarietà" alla Spagna ci costerà un'altra manovra finanziaria.

 
13/07/2012 - Popolo svegliati ! (Mariano Belli)

La strategia di questi criminali è chiara : fare tabula rasa dell'Italia, dopo aver saccheggiato il saccheggiabile. Siamo di fronte ai nuovi Lanzichenecchi, con la differenza (o fu così anche allora?) che il tutto avviene con il beneplacito di una classe politica corrotta che rappresenta solo se stessa. Nel frattempo il popolo ancora dorme : il risveglio, quando sarà ormai troppo tardi per reagire, sarà terribile. Dopo decenni di politiche espansive keynesiane, la politica del rigore è semplicemente folle e distruttiva, lo so perfino io : e un professorone della Bocconi non può non saperlo...... Non resterà nulla in piedi.