BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ 1. (S)vendesi Italia

Pubblicazione:venerdì 13 luglio 2012

Infophoto Infophoto

Inoltre, fa quasi tenerezza ripensare alle sciocche rassicurazioni dei governi di quattro anni fa: allora, recitava lo slogan, si cercava di tener separate la finanza “cattiva” dall’economia reale che era “sana”. Oggi anche i più scarsi di comprendonio devono prender atto che il caos finanziario, cui non si è opposta una terapia convincente (basti pensare agli scandali che esplodono in Usa o al caso Barclays), ha investito in pieno l’economia reale. Con un’aggravante. L’Europa, più simile a un patchwork dalle tinte bizzarre piuttosto che a una realtà economica in grado di ritrovarsi su obiettivi politici o fiscali comuni, si ostina a battere il terreno dell’austerità nella convinzione (errata) che i guai derivino dalla finanza allegra di Italia e Spagna piuttosto che dagli squilibri finanziari generati da un’espansione monetaria sconsiderata e da una finanza più attenta ai bonus dei manager che non alla crescita dell’economia.

È in questa cornice, pessima, che l’Italia deve fare i compiti: l’unica nostra speranza consiste nel far quadrare i conti della bilancia commerciale e dei pagamenti senza dover far ricorso ai finanziamenti da fuori, che non ci sono più da un anno almeno. In assenza della valvola di sfogo della svalutazione (pessimo rimedio), a fronte di “alleati” che non intendono aiutarci se non a condizioni inaccettabili, non resta che l’arma della deflazione di salari e stipendi e/o della riduzione dello stock del debito pubblico con interventi il più possibile condivisi, se non concertati.

Insomma, siamo di fronte a una torta che si è ristretta, ma che deve sfamarci, in qualche maniera, tutti quanti. È difficile, però, trovar la quadra con gli stessi meccanismi utilizzati negli anni delle vacche grasse, quando i sacrifici erano di breve durata ma restava la speranza di una fetta più grande nel futuro. Purtroppo, occorre muoversi più in fretta e con decisioni più severe di quelle degli anni passati. Certo, non nutrire speranze è peccato. Chissà, il futuro potrebbe essere meno brutto di quanto non sembri oggi. Soprattutto se faremo i compiti per bene.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  

COMMENTI
13/07/2012 - Come uscire dalla trappola (Carlo Cerofolini)

Premesso che per uscire dalla trappola in cui l’Italia si trova occorre, in primis, ridurre drasticamente l’imposizione fiscale e la spesa pubblica, portandola rapidamente al 35% - cioè fare l’opposto del governo Monti - sarà bene che chi ci governerà si ispiri al famoso decalogo di Lincoln, consultabile su internet. In caso contrario, temo che il sistema democratico e la tenuta sociale verrebbero messi a rischio, sia perché: “La democrazia smette di esistere quando si porta via a chi ha voglia di lavorare e si dà a chi non ne ha” - come ci avverte T. Jefferson – sia perché per F. A. von Hayek: “La giustizia sociale (mito indiscusso del nostro tempo) è una credenza disgregante, che produce solo conflitti ed è pure il cavallo di Troia che porta all’affermazione del totalitarismo”. Infine per quanto riguarda il Pil, va detto che per ogni suo punto di decremento è dimostrato che si ha un aumento di mortalità dello 0,05%, per l’Italia ciò significa che con meno 2,4 (se va bene) punti di Pil previsti nel 2012 si avrà un aumento di premorienze di circa 800 persone. Questo dato deve essere quindi di monito per tutti e soprattutto per certe “anime belle” - che si annidano soprattutto fra i catastroambientalisti - quando (stra)parlano di decrescita felice e quindi plaudono (sic) per la recessione in atto.

 
13/07/2012 - un auspicio per il futuro (francesco taddei)

Con tutto il rispetto per i lavoratori, credo che l'apparato statale e il sindacalismo italiano vadano regolati. Vanno in parte privatizzate le municipalizzate e i trasporti (con lo stato che abbia voce in capitolo con una quota) poi per non farsi mangiare dagli squali l'unica cosa è il consorziarsi fra le imprese. Occorre poi un nuovo sentimento nazionale, che non c'entra niente con i totalitarismi del '900, ma uno spirito di unione che in Italia forse non c'è mai stato.

 
13/07/2012 - Politica inadeguata (Luca Rossini)

Ormai è chiaro che la cosiddetta seconda repubblica è stata peggio della prima: ha aggravato il debito pubblico con politiche keynesiane insostenibili nel lungo periodo, di cui oggi paghiamo pesantemente le conseguenze, proprio perché si immaginava che la torta si sarebbe allargata. In parte lo ha fatto, ma poche delle nostre imprese si sono internazionalizzate per cogliere l'opportunità. Così la maggior parte è rimasta al palo magari pensando che i popoli asiatici, africani e sudamericani si sarebbero accontentati della propria miseria senza tentare di mangiarsene almeno una fetta. Oggi stanno crescendo e se lo meritano, prima i cinesi d'Europa eravamo noi, grazie alle scellerate misure di svalutazione competitiva della lira che non hanno fatto altro che rimandare nel tempo le riforme strutturali. Ora che le riforme si tenta di farle, i partiti bloccano ogni tenatativo di taglio della spesa pubblica, costringendo a un aumento delle tasse che soffoca la crescita. Capisco il popolo tedesco che è incavolato nero al solo pensiero di condividere parte del nostro debito: qui la si continua a chiamare "solidarietà", ma a me sembra puro assistenzialismo. In Italia è nato addirittura un partito - la Lega Nord - contro il debito del sud, figuriamoci se oggi possiamo permetterci di fare gli offesi con quei "cattivoni" dei bavaresi. E ancora non è stato raccontato in maniera chiara agli italiani che la "solidarietà" alla Spagna ci costerà un'altra manovra finanziaria.

 
13/07/2012 - Popolo svegliati ! (Mariano Belli)

La strategia di questi criminali è chiara : fare tabula rasa dell'Italia, dopo aver saccheggiato il saccheggiabile. Siamo di fronte ai nuovi Lanzichenecchi, con la differenza (o fu così anche allora?) che il tutto avviene con il beneplacito di una classe politica corrotta che rappresenta solo se stessa. Nel frattempo il popolo ancora dorme : il risveglio, quando sarà ormai troppo tardi per reagire, sarà terribile. Dopo decenni di politiche espansive keynesiane, la politica del rigore è semplicemente folle e distruttiva, lo so perfino io : e un professorone della Bocconi non può non saperlo...... Non resterà nulla in piedi.