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FINANZA/ Forte: da Moody’s il primo passo per far saltare Italia ed euro

Pubblicazione:sabato 14 luglio 2012

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Quella di Wall Street e di alcuni operatori non è la logica del “gotha” dei grandi finanzieri e dei grandi milionari americani. Non è che con un convegno, un incontro, un dibattito si possa modificare la strategia di alcuni grandi speculatori. Almeno questo è quello che io penso.

 

Ma non le appare strano che adesso Moody’s giudichi l’Italia sulla base della sua incertezza politica? 

 

Ma è proprio questo che appare pretestuoso. C’è un “governo dei tecnici”, che rassicura, come si dice, tutti mercati e che ha credibilità internazionale. Questo governo è nato proprio per l’incertezza politica dell’Italia, si giustifica proprio per questa incertezza. Siamo in una situazione di emergenza che ha portato alla formazione di questo governo. E allora di che cosa si preoccupano? Del dopo?

 

Complessivamente però, a parte questa “incertezza” scoperta da Moody’s venerdì 13 luglio, non si vede migliorare la situazione economica. 

 

Diciamo pure che questo governo è fallito. Il commissariamento è fallito. Siamo in depressione e non ci si preoccupa per nulla di questo dato di fatto. In sintesi: siamo in depressione; la riforma del lavoro è stata “battezzata” molto bene dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi; la spending review viene ostacolata dalla parte di sinistra della coalizione parlamentare. Questi sono i fatti. Si può dire al limite che il giudizio di Moody’s è incompleto nella sua formulazione. Su che cosa si basa questa incertezza politica? Solo sul dopo elezioni del 2013, oppure sul fatto che con certe forze politiche non si può uscire da questa depressione? È su questo punto che l’agenzia di rating dovrebbe essere più precisa.

 

Eppure Monti in Europa sembra muoversi con una certa autorevolezza.

 

Credo che farebbe meglio a occuparsi meno di scudi anti-spread e un po’ di più a come far uscire dalla depressione l’Italia e promuovere la crescita, su cui si parla a vanvera e non se ne vede traccia. Questo governo mi ricorda il fallimento del Partito d’azione. Un gruppo di intellettuali che pensano di interpretare la situazione del Paese e di indirizzarne le scelte senza neppure ascoltare le reali esigenze di questo Paese.

 

(Gianluigi Da Rold)



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