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FINANZA/ 1. Pelanda: il "piano" tedesco fa a pezzi l’Italia

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Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)  Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)

Il mercato non ha tenuto conto del declassamento esagerato, forse viziato da motivi oscuri, del debito italiano da parte di Moody’s, ma mantiene un atteggiamento negativo sull’Italia. Un dato è quello chiave: il costo di rifinanziamento del debito. Per l’Italia, ora, questo è attorno al 6%. Per la Germania è attorno all’1%. La differenza, “spread”, è quasi del 5%. Un’enormità.

Entro il 2012 l’Italia dovrà rifinanziare almeno 200 miliardi di debito, cioè emettere nuovi titoli per pagare quelli giunti a maturazione. Da un lato, il governo ha calibrato la politica di bilancio per poter reggere costi aggiuntivi nel breve termine. Dall’altro, considerando una caduta del Pil attorno al 2% nell’anno in corso e la conseguente riduzione del gettito fiscale, l’Italia potrebbe non reggere tali costi di rifinanziamento nel medio periodo. Per tale motivo il mercato pretende un elevato premio di rischio per comprare debito italiano. Infatti, la spesa per interessi sta salendo verso i 90 miliardi annui.

Se il mercato ci valutasse come la Germania, tale cifra sarebbe meno della metà. Ma cosa abbiamo in meno della Germania? Roma ha messo l’obbligo al pareggio di bilancio in Costituzione dal 2013 in poi, mentre Berlino lo rispetterà dal 2016. Il debito italiano è al 120% del Pil, ma quello tedesco viaggia verso il 90% per un deficit annuale superiore a quello italiano. La somma tra debito pubblico e privato italiani è inferiore a quella tedesca, calcolando che la Germania non inserisce nel debito pubblico statale circa 300 miliardi di spesa in deficit delle agenzie pubbliche. In sintesi, i conti italiani sono tendenzialmente più in ordine di quelli tedeschi.

Certo, l’Italia viene valutata incapace di fare crescita e di ripagare con questa il debito. Ma i tagli alla spesa, che promettono un futuro taglio delle tasse e conseguente stimolazione economica, cominciano a essere reali. Come mai il mercato non anticipa una maggiore fiducia all’Italia? Perché il debito è troppo elevato, l’Eurozona non lo garantisce, e non è ancora chiaro se dopo le elezioni 2013 ci sarà un governo capace di tagliare spesa e tasse e ripagare il debito con crescita. Questo è il motivo di un costo aberrante di rifinanziamento al 6%.



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COMMENTI
17/07/2012 - mostri e scudo antispread (antonio petrina)

egr. prf, non so se arriveremo vivi ancora alla fine della legislatura ,ma la lotta contro i titani ed i mostri ( di cui Tremonti ricordava tempo fa ) ,sembra essere arrivata al momento finale !

 
16/07/2012 - Costituzione da cambiare e abbattere tasse & C. (Carlo Cerofolini)

E' noto che le agenzie di rating non sono né super partes né infallibili, anzi, quello su cui però hanno ragione è che temono la futura instabilità politica dell'Italia. Situazione comunque sempre in agguato chiunque vinca le elezioni e magari pure con una schiacciante maggioranza che può sempre saltare(Berlusconi docet), finché non viene cambiata la Costituzione in senso presidenzialista, di modo che possa essere garantita la governabilità del Paese. A questo poi si deve aggiungere la necessità di un programma che abbia come punti di riferimento la forte riduzione di spesa pubblica e pressione fiscale - che sono da portare rapidamente (5 anni) al 35% - e contemporanea vendita (non svendita)del patrimonio pubblico per almeno 300 miliardi per abbattere il debito pubblico. Tutto il resto è, oltre che inutile fortemente nocivo, come lo sono - spread e recessione cantano - le manovre recessive, affossa Italia, attuate da Monti & C.