BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Borghi: il “piano Grilli” sul debito? Inutile se non ci aiuta la Bce

Pubblicazione:lunedì 16 luglio 2012 - Ultimo aggiornamento:lunedì 16 luglio 2012, 14.35

Il premier Monti e il ministro Grilli (InfoPhoto) Il premier Monti e il ministro Grilli (InfoPhoto)

Vendere i beni pubblici per abbattere il debito. E’ questa la strada che il neoministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha intenzione di intraprendere per garantire “15-20 miliardi di euro l'anno pari all'1% del Pil”. In questo modo, ha spiegato in una intervista al Corriere della Sera, sarebbe possibile ridurre il debito di venti punti nel giro di 5 anni. “La spendig review - ha aggiunto - consente risparmi al di là delle cifre di cui si parla in questi giorni. Si possono ancora ridurre le agevolazioni fiscali e assistenziali, intervenire sui trasferimenti alle imprese, le ipotesi sono tante”. Tra queste, la lotta all’evasione fiscale che dovrebbe far ottenere allo Stato “più dei 10 miliardi previsti”. Dopo aver annunciato che il governo farà il possibile per evitare il rialzo dell’Iva, Grilli punta il dito contro Moody’s, l’agenzia di rating che pochi giorni fa ha ridotto di due gradini la valutazione del debito italiano, da A3 a Baa2: “Davano la tripla A ad autentici pericoli pubblici”, ricorda Grilli. “Si sono mosse sempre in ritardo finendo per ampliare gli effetti dei fenomeni, invece di anticiparli, e il dialogo si è interrotto. Oggi ci avvertono quando ormai tutto è deciso, non accettano spiegazioni”. IlSussidiario.net commenta le dichiarazioni del ministro dell’Economia e le future mosse del governo con Claudio Borghi, Professore di Economia degli Intermediari Finanziari presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

 

Come giudica l’idea di vendere beni pubblici per ridurre il debito?


E’ un’idea che non mi trova d’accordo, ma è necessaria una precisazione. L’ipotesi di vendere immobili non è di per sé sbagliata, ma il passato ci insegna che una soluzione del genere non è risolutiva come si può pensare. La proposta ovviamente non è nuova e riproponendola continuiamo a perdere di vista il vero problema del nostro Paese, cioè quello del credito.

 

Si spieghi meglio.


E’ ormai noto che il mercato non ci fa credito. Di conseguenza, se scegliamo di vendere i nostri asset senza prima risolvere i problemi che stanno alla base, la situazione non potrà mai migliorare. Agli investitori che devono farci credito non interessa se ci liberiamo delle proprietà dello Stato, perché in ogni caso non raggiungeranno mai il valore dello stock del debito pubblico. Così facendo l’Italia si ritroverebbe solamente senza garanzie e con un debito sempre più alto.

 

Grilli fa male quindi a tirare fuori una simile soluzione?


Come ho già detto, un’idea del genere non è sempre sbagliata. Anzi, lo Stato dovrebbe certamente vendere proprietà sfitte e inutilizzate, ma sono anche dell’idea che non dovrebbe parlarne come se fosse la soluzione di tutti i nostri problemi, perché altrimenti non fa altro che gettare fumo negli occhi.

 

Dove trovare quindi la soluzione?


Ogni vicenda italiana ruota intorno alla Bce e al fatto che siamo l’unico Paese che, anche se fosse eccezionalmente virtuoso, possiede un debito pubblico non garantito dalla Banca centrale europea. Il nostro debito pubblico necessita quindi una garanzia totale e incondizionata da parte di una banca centrale che molti altri Paesi tra l’altro già possiedono.

 

Quali sarebbero le condizioni per ottenere una tale garanzia?


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
16/07/2012 - Come agire in attesa che la Bce stampi moneta (Carlo Cerofolini)

Articolo condivisibilissimo. E' chiaro che fino a che la Bce non sarà in grado di stampare moneta - come la Fed Usa, ecc..- l'euro sarà sempre sotto attacco ed in questo caso pure la Germania, seppure per ultima, pagherà dazio con gli interessi. Ciò premesso per quanto ci riguarda è chiaro che con le manovre inutili e dannose affossa Italia di Monti & C. non si può pensare di uscire dal cul de sac in cui ci troviamo. Quindi in attesa che la Bce diventi banca di ultima istanza (vasto programma?) l'unica soluzione che abbiamo, per non andare in fallimento, è quella di: 1) ridurre consistentemente la spesa pubblica e la (op)pressione fiscale, portandole in 5 anni dal 50-55% al 35%; 2) fare contemporaneamente cassa, sempre in 5 anni, vendendo beni pubblici non strategici per 300 miliardi per abbattere debito pubblico e così pure gli interessi pagati su questo; 3) adeguare la nostra Cassa depositi e prestiti (Cdp)- come fa la Germania, che nella sua Cdp ha "inguattato" il 17% del proprio debito pubblico, che quindi ufficialmente non risulta - a norma di Eurostat, in modo da poter anche pagare in tempi rapidi i circa 100 milardi che le aziende italiane avanzano dalle pubbliche amministrazioni. Così facendo l'economia, occupazione e Pil ripartiranno alla grande e la recessione e l'incubo spread saranno solo un brutto ricordo. Ottimo sarebbe poi poter cambiare pure la Costituzione in modo che chi vince le elezioni possa governare senza temere ribaldoni (con la d)in itinere.