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Economia e Finanza

GEOFINANZA/ Il "conto alla rovescia" della crisi

I mercati finanziari operano in tempo reale, 24 ore su 24, su scala globale, gli Stati invece hanno tempi più lenti per cercare delle soluzioni alla crisi. L’analisi di MARCO DI ANTONIO

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I giornali di qualche giorno fa davano la notizia dell’audizione del Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, presso la Corte Costituzionale tedesca, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del patto fiscale europeo e sul fondo salva-stati Esm, già peraltro approvati dal Bundestag il 29 giugno. Così Carlo Bastasin commentava sulla prima pagina de Il Sole 24 Ore dell’11 luglio: «Il Presidente della Corte costituzionale tedesca chiede ieri mattina al rappresentante del Governo: “Quanto tempo ci date per valutare se il fondo di stabilità europeo è legittimo, prima che si abbiano conseguenze negative sui mercati finanziari?” E lo sventurato risponde: “Qualche settimana…” Dunque un paio di settimane dopo le tre normalmente necessarie, i giudici tedeschi decideranno se far crollare l’euro prima che l’euro sia già crollato».

Si ripropone uno dei grandi nodi sollevati dalla crisi che stiamo vivendo, uno dei cambiamenti più profondi e strutturali che sta investendo la nostra società: l’asincronia tra i tempi della politica e i tempi dei mercati. I mercati finanziari operano in tempo reale, 24 ore su 24, su scala globale, e più sono efficienti più reagiscono immediatamente a nuove notizie. Ogni istante, rivedono il valore degli asset in portafoglio ed eventualmente riallocano la ricchezza gestita. Se oltre a essere efficienti sono anche grandi, i loro movimenti sono in grado di condizionare le sorti dei soggetti economici che da essi dipendono per il finanziamento della propria attività, soprattutto imprese e Stati. Quando un debitore attraversa delle difficoltà, i mercati chiedono risposte rapidissime. I mercati, si dice, non amano l’incertezza. Ancora meno, forse, amano l’attesa.

Se il debitore in difficoltà è un’impresa, essa può essere in grado di fornire rapidamente ai mercati i segnali richiesti. Non necessariamente un miglioramento dei risultati, che richiede tempo, ma un cambiamento di leader, una ristrutturazione organizzativa, una scelta strategica in grado col tempo di raddrizzare le sorte dell’azienda. Nel caso degli Stati, questo è tutto più difficile, perché le dinamiche di cambiamento passano attraverso processi decisionali politici e di natura democratica. Nelle moderne democrazie liberali, a differenza dei regimi totalitari, i tempi della politica sono necessariamente lenti. Soprattutto se le decisioni da prendere sono: rilevanti e con un grande impatto sulle finanze pubbliche; restrittive e non espansive, improntate ai sacrifici più che all’assistenza o allo sviluppo; urgenti e non programmate, quindi prive del consenso degli elettori in quanto non presenti nei programmi elettorali.