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PIANO ANTI-DEBITO/ Caperchione (Unimore): ecco come non “svendere” i beni dello Stato

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Vittorio Grilli (Infophoto)  Vittorio Grilli (Infophoto)

Per gli investitori internazionali le garanzie del debito pubblico non provengono certo dal possesso o meno di questi beni. I sottoscrittori del debito pubblico, siano essi privati o investitori istituzionali, guardano fondamentalmente alla capacità di ripagare il debito alle scadenze. E per ripagare il debito alle scadenze la prassi normale non è quella di vendere beni, ma di disporre di flussi costanti di risorse.

 

Ci spieghi meglio.

 

La vera garanzia per gli investitori internazionali è che in uno stato cresca il Pil, la ricchezza prodotta. Occorre uno Stato in cui le imprese e le famiglie producono ricchezza e risparmi, in cui l’amministrazione sia oculata e ordinata, che sappia tassare ma sappia anche rendere efficiente la spesa pubblica . Il fatto di mantenere la proprietà di 100 caserme dismesse, piuttosto che di altri immobili, non offre a questo riguardo alcuna garanzia.

 

Non si corre nessun rischio invece a vendere società che offrono servizi pubblici?

 

Se andiamo a ragionare sulle imprese di servizi, ci possono essere dei problemi a vendere, nella misura in cui gli acquirenti possono agire in regime di monopolio o oligopolio; ma a questo lo Stato può rimediare usando correttamente i suoi poteri di supervisione e controllo, tramite i quali si può indirizzare l’attività dei privati, se necessario.

 

Che requisiti dovrà avere la Società di gestione del risparmio cui saranno affidate le dismissioni?

 

Mi pare che ci siano sue aspetti importanti. Il primo è che sia una società con un ampio livello di trasparenza, tanto sugli obiettivi quanto sui risultati, e meccanismi di governance chiari. Il secondo concerne le competenze: le persone che siederanno ai tavoli decisionali dovranno essere di alto profilo tecnico relativamente alla mission di valorizzare i beni. Il rischio, in caso contrario, è quello di creare un centro di potere che pur avendo la proprietà di imponenti quote di immobili e società sarà soggetto solo blandamente ad un controllo di tipo democratico. Con tutte le conseguenze negative che si possono immaginare.

 

(Matteo Rigamonti)



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