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GEOFINANZA/ Il "downgrade" della Merkel fa più male di quello di Moody's

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Oggi si spara sul pianista e si enfatizzano gli errori di giudizio commessi da questa o quella agenzia nelle prime fasi della crisi finanziaria. L’analisi di Stéphane Destraz e Raphaël Lahaye si basa su un notevole apparato statistico e documenta che c’è una forte correlazione tra le insolvenze effettive e le insolvenze anticipate dalle agenzie, anche quando i “fondamentali” macro-economici paiono essere stati messi sul percorso giusto.

Nell’immaginario generale si pensa che le agenzie utilizzino raffinati strumenti tecnici per orientare (e a volte manipolare) i mercati. Le loro analisi, invece, tengono conto soprattutto del “ri­schio politico” come deter­minante della solvibilità. Dato che i sovrani europei a­vevano la brutta abitudine di non pagare i propri debi­ti, se le Repubbliche che componevano gli Usa ne a­vessero seguito l’esempio, non sarebbe mai esistito, in Nord America e nel resto del mondo, un mercato dei capitali funzionante. Una percentuale importante dei dipendenti delle agenzie sono analisti politici con studi in Scienze politiche. Molti miei studenti alla School of Advanced International Studies della Università Johns Hopkins hanno trovato lavoro a Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s.

In effetti, ciò che può preoccupa dell’Italia non è questo o quel numeretto sull’andamento dei conti pubblici, ma la frammentazione politica e la mancanza di una visione condivisa su dove andare e come andarci. Nel contempo, il Pil ha perso 12 punti percentuali dall’inizio della crisi, siamo all’87simo posto (su 183 economie) delle classifiche della Banca mondiale in materia di disciplina giuridica delle imprese (ma al 158simo per la tutela della correttezza dei contratti ed al 134simo per la tassazione), siamo secondi solo alla Turchia in termini di violazioni dei diritti umani, non riusciamo a trovare un’intesa su come contare i voti di elezioni che avranno luogo tra pochi mesi, proponiamo programmi di privatizzazioni identici a quelli che hanno fatto cilecca solo pochi anni fa, alcuni vagheggiano ascese al Quirinale e concentrano i propri sforzi in campagne mediatiche nonostante pare che anche le timide misure del decreto legge sulla spesa del 6 luglio verranno annacquate (così come è successo al tanto vantato “Cresci Italia”).


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COMMENTI
17/07/2012 - salva e cresci italia:avanti tutta ! (antonio petrina)

Non si può dire di essere promossi ,pur con i debiti ed i compiti a casa fatti egregiamente (SCL:salva,cresci e liberalizza), senza poi ripassare anche qualche pagine di keines ? ci vuole lo scudo antispread comunque!