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DEFAULT SICILIA/ Un crac che può danneggiare tutta l'Italia

Il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo Il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo

La situazione di Palermo è diversa dai conti truccati di Atene, si tratta piuttosto di un sistema di governo che era ben noto a tutti. Il fatto però che si sia aggravato e che sia stato denunciato pubblicamente, dal punto di vista psicologico determina un peggioramento della situazione. Non voglio drammatizzare, ma indubbiamente il nostro Paese di tutto ha bisogno tranne che di una Sicilia a rischio default, perché potrebbe diventare un ulteriore colpo alla credibilità finanziaria dell’Italia. Dato che il problema c’è, l’unica soluzione può essere quella di affrontarlo tempestivamente e con la necessaria fermezza. Di sicuro non aiuterebbe cercare di nasconderlo o di minimizzarlo.

 

Come si giustifica allora la replica risentita dei politici siciliani?

 

La Sicilia ci tiene a difendere la sua autonomia e ad allontanare una serie di accuse da cui si sente investita. Mi pare però che la realtà parli chiaro.

 

La situazione economica della Sicilia rischia di creare un effetto domino?

 

Ritengo che questi pericoli non debbano spaventare nessuno e che l’intervento, se fatto con mano ferma, non con spirito di revanscismo ma in un’ottica di salvezza nazionale, possa avvenire in un clima non dico sereno ma quantomeno non drammatico. Non è il caso di sottolineare paure di reazioni violente, che impediscano una soluzione che al contrario prima è attuata e meglio è.

 

Quanto avvenuto può essere un’occasione per rimettere in discussione le Regioni a statuto speciale?

 

In più occasioni si è espresso rammarico per la mancata presa di posizione di tutto il movimento federalista italiano a questo riguardo. Tra i suoi obiettivi infatti c’era anche la speranza di rivedere i rapporti tra Regioni a statuto ordinario e Regioni a statuto speciale, ma poi non se ne è fatto nulla.

 

Perché?

 

Non vi si è riusciti in quanto si è tentato di attuare il federalismo senza una variazione delle leggi costituzionali, che richiede un’intesa più ampia che era preclusa nel panorama politico degli ultimi anni. La spiegazione del perché non lo si sia fatto è quindi semplice, ma è altrettanto facile dire che la delusione è generale in quanto c’è una larga maggioranza che attraverso il federalismo sperava di riscrivere la geografia istituzionale delle Regioni, mettendole tutte su un piano di parità. Le Regioni a statuto speciale si fondano infatti su motivazioni storiche che, forse con la sola eccezione della Provincia di Bolzano, sono oggi ampiamente superate.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
18/07/2012 - sicilia (Claudio Baleani)

I politici siciliani stanno lì per spendere e tamponare il reddito mancante ai siciliani col pubblico impiego e sopportano senza battere ciglio di essere considerati mafiosi perché la così detta lotta alla mafia copre lo sperpero legalizzato di soldi pubblici. Se i siciliani vogliono l'autonomia, cosa che dubito, si paghino le spese della regione coi soldi loro. Vediamo allora quanti voti prendono i vari Lombardo e compagnia cantando. Non ho nulla contro la Sicilia, la più bella regione d'Italia, e nemmeno contro i siciliani, gente stupenda, ma è ora di dire le cose come stanno piuttosto che ingrassare gli impiegati e le due maggiori industrie siciliane: la mafia e l'antimafia.