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GEOFINANZA/ Usa e Francia stracciano i "compiti a casa" dell’Italia

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Ben Bernanke (Infophoto)  Ben Bernanke (Infophoto)

L’appuntamento topico per i mercati ieri era il discorso di Bernanke alla commissione bancaria del Senato americano (alle 4 del pomeriggio ora italiana). In particolare le attenzioni erano puntate sui riferimenti che il presidente della Fed avrebbe potuto fare a ulteriori misure per immettere liquidità e ancora più in particolare al quantitative easing 3. Sveliamo subito che al quantitative easing 3 non è stato fatto alcun accenno e che Bernanke si è “limitato” all’espressione per cui la Fed è pronta a intraprendere ulteriori azioni per promuovere una ripresa economica più forte. Il discorso di Bernanke però contiene altri elementi che vale decisamente la pena sottolineare non fosse altro per il pulpito da cui arrivano.

Secondo il Presidente della Fed, la ripresa americana è frenata da condizioni finanziarie rigide per imprese e famiglie e dai freni dovuti alle politiche fiscali e alle relative incertezze. Sul primo punto non c’è molto da aggiungere se non che la principale causa sarebbe, secondo Bernanke, la crisi dei debiti in Europa che sta avendo riflessi negativi sulle condizioni finanziare nel resto del mondo, inclusi ovviamente gli Stati Uniti. È abbastanza arduo sostenere che sia l’unica causa di stress per i mercati finanziari (le perdite sui derivati dell’americanissma Jp Morgan? Lo scandalo Libor?), ma è indubbio che le incertezze sull’area euro e su migliaia di miliardi di attivi in questo momento siano predominanti e stiano avendo sensibili effetti negativi sulla crescita globale.

Sul secondo punto invece le opinioni del presidente della Fed sono decisamente più interessanti: “Come è ben noto, le politiche fiscali degli Stati Uniti sono su un sentiero insostenibile e lo sviluppo di un credibile piano di medio-lungo termine per controllare i deficit dovrebbe avere una priorità elevata”. Immaginiamo, fatte le dovute proporzioni, cosa accadrebbe se le stesse dichiarazioni fossere rese domani dal Presidente della Banca d’Italia a proposito del deficit italiano; confrontiamo poi la realtà finanziaria degli Stati Uniti così come ci viene presentata da una persona che è difficile includere nella schiera dei detrattori con il rendimento che oggi offrono i treasury. Un’osservazione che dovrebbe almeno incrinare la convinzione che alto debito e alto deficit giustifichino per forza un alto costo del debito.



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COMMENTI
18/07/2012 - Una pianificata serie di eventi (Ettore Greco)

Non molti sanno che la US Federal Reserve Bank, Bank of England, Banca d’Italia etc. non sono banche di Stato nonostante il nome di queste banche vuole farlo credere. L'intero sistema della Central Banking e’ indipendente dalle leggi dello stesso Stato che lo ospita ed e' nelle mani di pochi individui che seduti intorno ad un tavolo decidono le contrazioni oppure le espansioni monetarie che coincidono sempre con la guerra o con la pace. Qualcuno potrebbe pensare che sia sufficiente nazionalizzare la Federal Reserve ed eliminare il sistema delle Central Banking per rimuovere la causa di tutti i problemi ma purtroppo questi, alla nascita, sono parte della natura umana e dei suoi intendimenti.

 
18/07/2012 - L'immaginario collettivo mondiale (Giuseppe Crippa)

Secondo Annoni, dunque, noi italiani nella percezione dei mercati restiamo prigionieri dei soliti luoghi comuni (mafia, pizza e canzoni melodiche) nonostante qualunque sforzo si faccia per cambiare direzione di marcia. Auguriamoci dunque avvenimenti che abbiano un impatto nell'immaginario di europei, americani ed asiatici qualunque: la sostituzione di Berlusconi con Monti è stato uno di questi avvenimenti, speriamo adesso in buoni risultati all'olimpiade!

 
18/07/2012 - Compiti a casa (Diego Perna)

Chiamare gli sforzi che facciamo (inutili a mio avviso), compiti a casa, anche se in modo ironica, comincia a darmi fastidio. Non siamo degli scolaretti con i calzoni corti, siamo un paese con una storia enorme, sia per cultura che per capacità d'intraprendere, due caratteristiche che sono legate tra loro, o almeno lo sono state. Oggi che sono gli algoritmi a guidare il mondo, ovviamente controllati dai grandi gruppi finanziari globali, la cultura l'impresa e la buona volontà, aggiungo, non contano nulla. Penso dovremmo fare un passo indietro e riguardare tutto, comprendere che ciò che deve nuovamente fare ricchezza e anche bellezza, deve tornare ad essere la cultura e l'impresa. Non è facile, anche se la ns storia è stata questa, ma sia Voi giornalisti, che politici, dovreste cominciare prepotentemente a parlare solo di impresa e cultura e snobbare la finanza. Solo parlarne sarà poco, ma almeno da fuori, da Usa Germania Francia ecc., potrebbero vedere che stiamo attenti all'economia reale del ns paese e non solo ai giochi internazionali della finanza di cui siamo succubi. Detto ciò l'impresa sopratutto la piccola, va sostenuta, è il motore dell'Italia, sia sociale che produttiva, non dimenticatelo. Se le fabbriche chiudono, non riapriranno più, i giovani andranno via, tutti, il paese si impoverirà sempre più, hai voglia a fare i compiti per tenere i conti a posto, questo non sarà sufficiente a nascondere ai mercati, cosa accade nell'economia reale, cioè alla vera ricchezza.