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Economia e Finanza

SPENDING REVIEW/ Nel decreto tagli che soffocano le imprese non profit

Il decreto sulla spending review soffoca le imprese non profit. Chiudendo loro i rubinetti delle entrate di natura diversa e ostacolando nella ricerca del lavoro i soggetti svantaggiati

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Il decreto sulla spending review soffoca le imprese non profit. Chiudendo loro i rubinetti delle entrate di natura diversa e ostacolando nella ricerca del lavoro i soggetti svantaggiati. Il tutto determinando un impatto diseconomico sull’obiettivo dichiarato di razionalizzare la spesa pubblica. Tutto il contrario di quello che il governo si era prefisso al fine di risistemare le finanze dello Stato. Il campanello d’allarme suona leggendo il comma 6 dell’articolo 4 del decreto legge n. 95/2012, recantedisposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 156 del 6 luglio 2012, Supplemeto Ordinario n.141, la spending review, per l’appunto.

In primo luogo, la norma in questione, stabilisce che «a decorrere dal 1° gennaio 2013 le  pubbliche  amministrazioni […] possono acquisire a titolo oneroso servizi di qualsiasi tipo, anche in base a convenzioni, da enti di diritto privato di cui agli articoli da 11 a 42 del codice civile  esclusivamente  in base a procedure previste dalla normativa nazionale in conformità con la disciplina comunitaria». Si tratta di una norma che, come spiega Monica Poletto, presidente della sezione Opere sociali della Compagnia delle Opere, «non tiene in debita considerazione il fatto che esistono multiformi tipologie di rapporto - si pensi per esempio ai servizi in accreditamento o alle convezioni sottoscritte da organizzazioni di volontariato per servizi di assistenza resi sul proprio territorio - dimenticando che i servizi oggetto di tali contratti sono normalmente servizi alla persona». Secondo Poletto, pertanto, «è molto importante che il disposto normativo tenga conto di questa molteplicità di rapporti contrattuali e della peculiarità dei servizi in oggetto».

Ma non è tutto. Sempre il comma in questione stabilisce che gli enti fornitori di servizi alla pubblica amministrazione, che forniscono servizi anche a titolo gratuito, «non possono ricevere contributi a carico delle  finanze  pubbliche», ignorando totalmente il fatto che spesso gli enti del terzo settore finanziano alcune loro attività proprio mediante contributi a fronte di progetti.