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GEOFINANZA/ Usa e Uk, l’ultimo "trucco" delle banche

Pubblicazione:giovedì 19 luglio 2012

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D’altro canto, si può anche obbiettare che fissando i tassi al ribasso, le banche stessero fregando loro stesse rispetto agli introiti sugli interessi, visto che l’effetto di abbassare il tasso Libor è quello di abbassare il tasso di interesse sui prestiti ai clienti, così come i mutui a tasso variabile che sono nei portafogli delle banche. Ma quasi certamente le banche non hanno fissato il tasso del Libor con in mente il bene dei loro clienti. Con quella mossa hanno ottenuto due risultati: perpetuare il regime di bassi tassi d’interesse delle banche centrali e alterare in meglio il loro stato patrimoniale. L’ultima cosa che le banche volevano, infatti, era un tasso di interesse in aumento che facesse calare il valore delle loro detenzioni e rivelare grosse perdite, finora mascherate proprio dal maquillage di tassi d’interesse taroccati.

Le banche, infatti, hanno ottenuto guadagni dall’aumento dei prezzi o la maggiore valutazione di strumenti finanziari a tasso floating - come i cdo, ad esempio -, una conseguenza diretta dell’abbassamento del tasso Libor. Visto che i prezzi degli strumenti di debito tendono a muoversi tutti nella stessa direzione e in direzione opposta a quella dei tassi d’interesse (bassi tassi significa alti prezzi dei bonds e viceversa), l’effetto di un abbassamento dei tassi Libor è stato l’aumento dei prezzi dei bonds, degli strumenti finanziari asset-backed e di altre securities. Alla fine, ecco cosa otteniamo: uno stato patrimoniale delle banche che sembra, artificialmente, più sano di quanto sia in realtà. Chi perde, invece? Gli acquirenti di swaps sui tassi d’interesse, i risparmiatori che ricevono minori interessi sui loro conti correnti e, alla fine, tutti i detentori di bond, visto che saranno i primi a pagare a caro prezzo quando questa manipolazione farà esplodere la bolla obbligazionaria, facendo crollare i prezzi.

Insomma, la manipolazione del Libor è servita a pompare i prezzi di bonds e asset-backed securities. In effetti, nel Regno Unito come negli Usa, il tasso di interesse sui bonds governativi è minore del tasso d’inflazione: a fronte di uno yield sul Gilt ventennale del 2,55%, l’inflazione Oltremanica è circa del 2,8%. Inoltre, sia nel Regno Unito che negli Usa la ratio debito/Pil sta salendo: la Gran Bretagna, ad esempio, sconta una ratio doppia rispetto a quella media del periodo 1980-2011. La domanda che sorge spontanea è, quindi: perché un investitore compra bonds a lungo termine che pagano interessi minori dell’inflazione, mentre il debito di quei paesi sta salendo rispetto al Pil facendo deteriorare le loro prospettive e il loro outlook?

Certo, se gli investitori capissero che stanno perdendo soldi, venderebbero quei bonds e di conseguenza farebbero calare i prezzi e alzare i tassi d’interesse. Perché questo non sta accadendo? La gente si diverte a farsi prendere in giro dalle banche? È felice di buttare i soldi dalla finestra? Semplice, perché nonostante i tassi d’interesse negativi, gli investitori stanno facendo capital gains dalle loro detenzioni di bond del Tesoro, poiché i prezzi salgono proprio a fronte dell’abbassamento dei tassi d’interesse. Sembra uno schema Ponzi: e in parte lo è. Basti pensare alle motivazioni per l’abbassamento dei tassi d’interesse.

Primo, Wall Street, ad esempio, ha venduto enormi quantitativi di swaps sui tassi d’interesse, essenzialmente un modo per shortare i tassi d’interesse e spingerli al ribasso. Conseguenza di questo, l’aumento del prezzo dei bonds. Secondo, la manipolazione del Libor che ha ottenuto lo stesso effetto, abbassare i tassi sui Gilts britannici e aumentarne i prezzi. Quindi, oltre alla teoria in base alla quale questo scandalo sarebbe esploso a orologeria per danneggiare il più possibile le banche centrali e le loro politiche espansive in questo momento, un’altra prende piede. Ovvero, dopo essere state salvate dai relativi governi, le banche britanniche e Usa stanno restituendo il favore sia al Tesoro che alla Fed e alla Bank of England per la loro politica di tassi bassi, manipolando il mercato obbligazionario sovrano, il quale sarebbe stato in altro modo abbattuto dall’abbondanza di nuovo debito e dalla monetizzazione di questo o parte di esso.


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COMMENTI
19/07/2012 - Indici (Alberto Consorteria)

Le obbligazioni delle nostre aziende sono legate alle maledette valutazioni di indici stranieri, per cui ai loro tagli di rating corrisponde automaticamente un aumento del rischio, e quindi un aumento degli interessi da pagare. La vigliaccheria con cui abbiamo accettato queste condizioni per partecipare al mercato è più scandalosa dell'uso manipolativo che in tempi di crisi i titolari di queste valutazioni "oggettive" hanno fatto. Prendiamocela con noi stessi, italiani incapaci di guardare a casa nostra e di tentare cammini politici ed economici originali, piuttosto che con loro.