BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

J'ACCUSE/ Così la spending review affossa il non profit

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

Nella cosiddetta spending review, all’articolo 4, viene affrontato il tema dell’affidamento della fornitura di servizi da parte della pubblica amministrazione al privato sociale. Il testo sta sollevando una serie di preoccupazioni, che si possono riassumere in una: che sia riconosciuta la funzione di quei soggetti che, senza scopo di lucro o comunque con scopo mutualistico, costituiscono una parte importante del sistema di welfare italiano.

Innanzitutto, è di fondamentale importanza che tali soggetti siano riconosciuti per quello che nei fatti sono: attori – principali – del nostro welfare, spesso eccellenti, quasi sempre poco cari. Dunque, non costi da tagliare, ma risorse importanti, da preservare.

Si tratta di enti del privato sociale che in questo periodo vedono la propria sopravvivenza legata a una capacità importante di innovarsi, di trovare nuovi finanziatori e partners, oltre che di contenere all’osso i costi e di coinvolgere persone che – gratuitamente – li aiutino a dare attuazione ai loro scopi; che sono scopi di pubblica utilità.

In questo scenario si fa un po’ fatica a comprendere perché, secondo la norma in esame, le associazioni e fondazioni che intrattengano rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione  non possano essere destinatarie di altri contributi a carico delle finanze pubbliche. Infatti, è normale che – ad esempio - una organizzazione di volontariato che vede una parte del proprio servizio di doposcuola remunerato attraverso una convenzione con il Comune, per altre attività richieda contributi – magari quegli stessi contributi per progetti sperimentali previsti dall’articolo 12 della propria legge istitutiva, la legge 266 del 1991.

Nell’esempio citato, il vincolo introdotto dalla spending review ha quale presupposto implicito l’esistenza di organizzazioni che svolgono una sola attività – quella in convenzione – e che per le eventuali altre attività realizzate cerchino di reperire risorse attraverso erogazioni liberali – stante il divieto di ricorrere al mercato per le organizzazioni di volontariato.

Nella disposizione, inoltre, non è tanto chiaro se siano realmente fatte salve le disposizioni relative alla possibilità di affidamento diretto di servizi alle cooperative sociali, sancite dall’articolo 5 della legge 381/91.

Tale deroga alla disciplina sugli appalti ha una ragion d’essere nell’inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati che le cooperative sociali attuano. Inserimento lavorativo che è un ammortizzatore sociale importantissimo, non solo per gli alti numeri di soggetti coinvolti: in molti comuni queste cooperative sono veri e propri luoghi di vita in cui persone con varie difficoltà trovano un ambito che, accogliendoli e sollecitandone la responsabilità, li rimette positivamente in moto.



  PAG. SUCC. >