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SPENDING REVIEW/ Borgonovi (Bocconi): sanità, dai prof una "cura" che piace solo ai mercati

Pubblicazione:lunedì 2 luglio 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Interventi operati dall’alto in questo modo possono anche produrre degli effetti di immagine nel breve periodo, ma rischiano poi di demotivare le diverse strutture, le Asl e le stesse Regioni, che si vedono vincolate da provvedimenti centrali. Se si elimina ogni tipo di stimolo dall’intero sistema c’è il forte rischio che nel medio periodo, quindi fra qualche anno, si riducano i livelli assistenziali e si vadano invece a generare situazioni di grande difficoltà. Questo è il grande rischio della spending review sulla sanità.

 

A quali alternative si poteva pensare a suo giudizio?


Il blocco di misure previsto ha in sé una sorta di razionalità, anche se dal mio punto di vista sarebbe stato più efficace responsabilizzare direttamente i direttori delle Asl e delle aziende ospedaliere stabilendo degli obiettivi di contenimento della spesa ed eliminando alcuni vincoli. Esistono molti casi in cui si potrebbero, ad esempio, aggregare o addirittura eliminare delle divisioni, dei dipartimenti o dei reparti che mostrano livelli di attività evidentemente incompatibili con la qualità del servizio.

 

Ma è reale il rischio di vedere ridotti importanti servizi prima garantiti?


Se il governo sceglie di partire da un’idea di contenimento della spesa, il rischio di veder ridotti i servizi è effettivamente molto elevato. Bisognerebbe invece partire da un’idea di razionalizzazione dei servizi attraverso meccanismi di responsabilizzazione nei confronti di chi gestisce le diverse strutture. E’ ormai chiaro che solo razionalizzando i servizi si ottiene l’equilibrio di bilancio e il contenimento della spesa, non viceversa. Al contrario, se si decide di contenere la spesa per poi razionalizzare, nel medio e nel lungo periodo si rischia davvero di provocare danni importanti.

 

Quanto soffriranno le regioni, in particolare quelle che si trovano già con piani di rientro della spesa sanitaria?


Parlando di regioni e a conferma di quanto detto finora, vorrei fare un esempio: la Sicilia, da tempo in piano di rientro, attraverso il lavoro di un assessore molto determinato che ha coinvolto le Asl e operato  interventi di altro tipo, è riuscita in circa tre anni e mezzo a ridurre un disavanzo di 675 milioni praticamente fino al pareggio. Questo a dimostrazione del fatto che solo attraverso il coinvolgimento delle persone si possono individuare gli spazi per ridurre gli sprechi senza però ridurre i servizi, e lo stesso può valere per tutte le altre regioni. In caso contrario, verranno posti dei vincoli dall’alto che nel tempo non faranno altro che impedire un livello adeguato di servizi. Ecco allora che tra due anni potremo anche avere una riduzione di due miliardi di euro di spesa, ma con una situazione sociale ancora più grave di quella attuale.

 

Come commenta allora le decisioni prese dal governo?


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