BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DEFAULT SICILIA/ Antonini: è colpa del Titolo V della Costituzione...

LUCA ANTONINI, Presidente del Copaff, risponde alle critiche della stampa internazionale sul federalismo incompiuto rispolverando un principio cardine della riforma del Titolo V

Fotolia Fotolia

Alcuni articoli della stampa internazionale, tra cui il Financial Times, che hanno attaccato la situazione del regionalismo italiano, meritano considerazione, soprattutto a seguito di quanto sta ora avvenendo in Sicilia. Difficile contraddirli. Da tempo chi scrive ha messo in evidenza alcune gravi anomalie della Regione, in relazione alla spesa per il personale, fuori da ogni parametro di credibilità, al costo per il rimborso dei prestiti che si aggira intorno ai 3 milioni di euro al giorno, alla spesa per investimenti, drammaticamente carente: per le ferrovie nel 2010 la Regione ha impegnato in un anno 3,5 milioni di euro, poco più cioè di quanto spende in un solo giorno per il costo del debito (la Lombardia sulle ferrovie, nello stesso anno ha impegnato circa 700 milioni di euro). Per rendersi conto della situazione basta verificare quanto occorre per andare in treno, ad esempio, da Palermo a Catania (circa 200 km): dalle 4 alle 6 ore.

Qualche cosa di buono è stato fatto anche in Sicilia, come la recente legge sulla detassazione degli investimenti, ma è il sistema complessivo ad essere drammaticamente carente, colorito anche da episodi folkloristici, che vanno anche oltre la pletora di dirigenti o le masse di precari stabilizzati. Ad esempio lo scorso anno la Regione si è offerta volontariamente per sperimentare il processo di armonizzazione dei bilanci (d. lgs. n. 118/2011) – un processo fondamentale destinato a superare le oscurità contabili con una nuova trasparenza offerta dalla contabilità finanziaria affiancata da quella economica (la stessa che adottano le imprese). La Regione ha anche modificato la propria legislazione per farlo (l. reg. n. 7/2012) ma con la stessa mano che acconsentiva a questo processo di incivilimento contabile, quanto mai opportuno in quelle condizioni finanziarie, ha poi deciso di impugnare alla Corte costituzionale lo stesso decreto 118/2011 sulla armonizzazione dei bilanci, ottenendone la sospensione.

Paradossi siciliani. In ogni caso la vicenda della Sicilia riporta a galla un problema più generale dell’assetto istituzionale italiano, troppo piegato alla uniformità in un contesto altamente dualistico. Oggi, a distanza di oltre dieci anni dalla sua approvazione, si può concludere che uno dei fattori che ha concorso ad aggravare il divario Nord-Sud sia stata la riforma del Titolo V della Costituzione, che ha decentrato in modo imponente competenze legislative ed abolito controlli secondo un criterio di piana uniformità e senza gli strumenti necessari a gestire adeguatamente il processo (federalismo fiscale e Senato federale).


COMMENTI
25/07/2012 - question time pomeridano del 25 luglio (antonio petrina)

Al question time pomeridiano del 25 luglio all'interpellante on Simonetti che chiedeva spiegazioni sui 400 milioni promessi alla regine sicilia ,il min Giarda candidamente risponde rassegnato che controlli sia nel merito e sia nella forma di tale e future somme alla regione sicilia da parte del governo non possono essere fatti per disposto delle prerogative costituzionali dello Statuto della regione sicilia!Quindi chi ha dato ha dato e scurdamnone do passato! Un buon viatico per il futuro governo regionale,ma un monito per le restanti regioni a pretendere una revisione del Patto di stabilità interno su base regionale!

 
25/07/2012 - sicilia metafora dei mali della pianta storta (antonio petrina)

egr prof effettivamente la Sicilia è metafora dei mali dell'albero storto della finanza allargata e del regime precedente, il cui trapasso con il federalismo fiscale è mancato nel passato governo e fatica ,dopo tutti i conteggi Sose, a trapassare nel nuovo regime di contabilità e siccome i guasti ( eccesso di personale ) sono l'eredità del prossimo governo che verrà ad ottobre, la via d'uscita per le regioni virtuose semnra essere non il federalismo differenziato inattuato,nensì la ridefinizione dell'iniquo patto di stabilità interno in modo da regionalizzarlo , consentendo per questa via alla regioni virtuose di autorizzare la spesa, a saldi invariati ,per gli enti soggetti e non ( per tutti dal 2013!) della proprio regione ,in modo da pagare almeno i residui passivi cioè i crediti dei propri fornitori ed imprese per lavori fatti !