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FINANZA/ Spread e debito, c’è una via d’uscita

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In un mondo del genere, non ci vuol molto a sospettare che le previsioni sui conti siano state tenute basse a bella posta per consentire il rimbalzo di questi giorni. In sintesi, si ha la sensazione che la finanza, arrivata con le ossa rotte al giro di boa, abbia voglia di lasciarsi alle spalle le angosce del recente passato. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno. Il fatto che l’Europa abbia dedicato 50 vertici o giù di lì ai problemi dell’euro pur senza arrivare a risultati definitivi, dimostra che nessuno, a partire da Berlino, vuole rompere.

Eppure, chi ama guardare al barometro del reddito fisso, ha di che mettersi le mani nei capelli. I numeri di Italia e Spagna giustificano il pessimismo più nero. Come ha notato Olivier Blanchard, capo economista del Fondo monetario internazionale, non è pensabile che Roma e Madrid possano sostenere a lungo una forbice di 5-600 punti rispetto all’economia faro dell’Unione europea, cioè la Germania. Nel frattempo, le cose sono se possibile peggiorate. Alla vigilia del vertice dell’Eurogruppo i Bonos madrileni sono stati collocati solo accettando tassi superiori al 7%. L’Italia veleggia sul 6%, già in quota emergenza. Ma, quel che è peggio, si allarga lo spread verso mezza Europa che presta i quattrini al mercato addirittura a tassi negativi.

La contabilità della crisi, insomma, ci condanna. Certo, si rivedono a questi prezzi alcuni compratori stranieri di titoli a due-tre anni. Ma nessun gestore sano di mente se la sente di scommettere sui Btp decennali, con il risultato che la quota di debito pubblico in mano agli stranieri scende dal 50% al 37%, ma il dato, relativo alle aste dei mesi scorsi, non va oltre il 10%.

Il risultato? L’Italia, che per fortuna può contare sul risparmio robusto delle famiglie, deve far conto sempre di più sui capitali domestici. Non è la fine del mondo. Negli anni Novanta i Bot people salvarono il Paese, ma i pensionati, uno dei reparti di punta dei Bot people, potevano festeggiare ogni mese l’arrivo in banca di cedole con percentuali a due cifre che potevano integrare in maniera sensibile il reddito. A questo punto, meglio versare il 7% alle massaie della Val Padana o ai pensionati dello Stato piuttosto che far giocare sui differenziali gli hedge fund dell’Oklahoma con il loro esercito di computer.



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COMMENTI
20/07/2012 - la ricetta belga e quella italiana (antonio petrina)

Egr dr ,la ricetta belga implica un aumento della tasse ( come per i redditi in belgio è avvenuto) ed in Itala (haimè :vedi IL Sole 24 ore del 20 luglio) ) siamo al 55% e forse più! Quindi la via italiana è quella approvata con la ratifica dell'integrazione al Trattato UE con il MES / vedi seduta senato 12 luglio / con un particolare: la Germania solo a settembre ,dopo la sentenza della c costituzionale, forse darà il via libera al muto anti spread con utilizzo dei fondi europei ,quindi prima di allora ci sono le altre vendite di Bot di agosto e la speculazione agostana : non sarebbe allora il caso di costruire in casa il cd muro antispread , dal momento come dice il prof Fortis, citato nella suddetta seduta del senato, che abbiamo un differenziale di circa 8 punti a ns favore, rispetto al patrimonio di tutti i paesi UE? I lavori per casa al ns Premier non mancano !