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BORSE A PICCO/ Giannino: ecco perché i mercati non credono più all’Italia

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Nonostante l’Eurogruppo abbia approvato in via definitiva il programma di aiuti destinato alla ricapitalizzazione delle banche spagnole (disponibilità fino a 100 miliardi di euro, di cui 30 già entro fine mese), la tensione sul mercato dei titoli italiani e spagnoli resta alta. Le misure stabilite, infatti, sono ritenute capaci di avere effetti solo nel breve termine, considerando anche il fatto che la Spagna ha abbassato le stime sul Pil del 2013 e che la Comunidad Valencia ha chiesto aiuto allo Stato centrale “per fare fronte alle scadenze di debito del 2012”. Il bollettino dei mercati è pesante: Piazza Affari sprofonda e perde il 4,38% con sospensioni e riammissioni a raffica tra le banche, mentre Madrid crolla fino al -5,82%. Sul fronte obbligazionario il differenziale tra i titoli di Stato italiani e tedeschi torna nuovamente sopra i 500 punti, mentre lo spread calcolato sui Bonos spagnoli prende il volo fino alla quota record di 613 punti base. “Il contagio è in corso e non da oggi”, ha spiegato ieri il Premier Mario Monti, secondo cui è fondamentale combatterlo ed evitare che proprio l’Italia si ritrovi tra le fonti d’infezione.  IlSussidiario.net ha chiesto a Oscar Giannino, esperto giornalista economico, un commento sulla situazione. «I mercati leggono semplicemente i dati - ci spiega - e vedono un ritardo negli aiuti alle banche spagnole, la regione di Valencia a un passo dal default, un quadro generale di peggioramento in arrivo ad agosto e la Corte di Karlsruhe che si è presa tempo fino a settembre per decidere sul fondo Salva Stati Esm e sul Fiscal Compact: ecco che quindi ci ritroviamo lo spread spagnolo oltre quota 600 e quello italiano oltre 500».

Come ha spiegato il presidente del Consiglio, il contagio è quel disagio che, attraverso i mercati, colpisce in termine di maggior incertezza e fiducia dell'irreversibilità dell'euro, i tassi di interesse di paesi che sono sullo stesso carro: «E’ chiaro che facciamo parte di una stessa area valutaria - commenta Giannino -. Il problema è che da due anni e mezzo il mercato ha perfettamente compreso come in tale area sia necessario, per perseguire i massimi profitti, esasperare il differenziale tra i paesi che hanno più problemi irrisolti e quelli considerati virtuosi». Secondo Giannino lo scudo antispread, «chiesto dall’Italia solo per l’Italia», non aveva nessuna chance di essere adottato, e «avrebbe implicato un cambio di linea troppo drastico rispetto a quella secondo la quale sia preferibile differenziare i premi a rischio a seconda della stabilità o meno dei Paesi. E siccome la linea prevalente è questa, il mercato la interpreta correttamente dal suo punto di vista».

Il vero problema del nostro Paese, continua Giannino, è talmente grande che far finta di non vederlo significa mentire: «Parlo di un debito pubblico troppo ingente e di livelli di spesa e di pressione fiscale da record che lasciano poco spazio alla correzione proposta nei documenti ufficiali italiani per diminuire il debito pubblico gradualmente con avanzi primari. Il mercato ha tutte le ragioni per non credere all’Italia, che da 20 anni fa promesse al riguardo senza mai riuscire a mantenerle». Un'eventuale soluzione, secondo Giannino, risiede proprio nella possibilità di invertire il paradigma di questi vent’anni, «anche se purtroppo credo che non ci siano le condizioni politiche», altrimenti ci verrà imposto «in maniera molto pesante» attraverso il Fondo monetario internazionale.



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COMMENTI
21/07/2012 - crisi italia (delfini paolo)

Economia reale e politica devono pero' riacquistare la legittima indipendenza e tornare ad essere delle priorita' rispetto alla finanza, non si puo' vivere in funzione dei "mercati", altrimenti coloro che parlano di dittatura finanziaria hanno perfettamente ragione.Bisogna combattere quindi quell'assurdo progetto che e' il nuovo ordine mondiale.

 
21/07/2012 - Salvare Italia x salvare euro 1 Virgilio cercasi (Carlo Cerofolini)

Tutto chiaro, però, per riuscire a salvarci, occorre agire in maniera opposta a quella degli ultimi 40 anni e pure da Monti, con il risultato di avere sempre più oppressione fiscale e sempre più spesa pubblica, sprechi e debito pubblico ed economia in crisi, ovvero occorre: 1) portare al 35% in 3 anni la pressione fiscale e la spesa pubblica e così rilanciare l'economia, far aumentare in breve le entrate dello stato e abbattere debito pubblico, sprechi e evasione fiscale (non più conveniente); 2) prendere le risorse per lo start up iniziale, poi il sistema si autoalimenta, da: a) un condono tombale sia fiscale sia - pur cum grano salis - edilizio; b) imposizione fiscale sui capitali italiani portati illegalmente in Svizzera. Nazione con cui fare un accordo, come già fatto da Germania UK, ecc.in tal senso; c)vendita di società e beni immobili non strategici; 3) strutturare la nostra Cdp come quella tedesca - dove i teutonici hanno "inguattato" ben il 17% del loro debito pubblico che, a norma di Eurostat, non figura ufficialmente - e con quest'accorgimento abbassare il nostro debito pubblico e pagare pure i 100 miliardi che le nostre imprese avanzano dalla pubblica amministrazione; 4) far sì - se poi si vuole essere in una botte di ferro - che la Bce possa battere moneta come tutte le banche centrali. Solo così - a mio avviso - si salva prima l'Italia e poi anche l'euro. Quindi, per dirla con Dante, AAA cercasi disperatamente un Virgilio che "torni a farci riveder le stelle".

 
21/07/2012 - Prima della patrimoniale... (Giuseppe Crippa)

Innanzi tutto un grazie a Giannino (ed a Perlini): le sue spiegazioni sono sempre molto chiare e dirette. Però prima di arrivare al prestito forzoso (cioè alla “patrimoniale mascherata”) suggerirei una campagna pubblicitaria, a cura del Governo, finalizzata ad incoraggiare le famiglie ad investire nel debito pubblico italiano, come si faceva una volta e come fanno tuttora i giapponesi. Con questo spread le quotazioni dei titoli sul mercato secondario sono così basse che consentono di avere interessi superiori all’inflazione ed eventualmente anche un guadagno in conto capitale, il tutto a rischio (quasi) zero, perché “l’Italia è troppo grande per fallire”. Qualche pagina di quotidiano con dati precisi di questo tipo, dati che le banche ti nascondono per promuovere invece prodotti sui quali possono guadagnare molto di più, potrebbe servire…