BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GEOFINANZA/ Altro che Merkel e speculatori, c’è un "nemico" peggiore da combattere

Pubblicazione:sabato 21 luglio 2012 - Ultimo aggiornamento:sabato 21 luglio 2012, 14.26

Infophoto Infophoto

Terzo: la cosa che mi colpisce del problema sollevato è la sua apparente mancanza di soluzione. In tante altre situazioni, esiste una risposta sufficientemente condivisa e il problema sembra piuttosto quello della sua implementazione. Per fare un esempio, è ovvio che bisogna aumentare il grado di regolamentazione finanziaria. Questa è una cosa da fare, una soluzione (non l’unica certo), ed è generalmente accettata. Il dissenso verte piuttosto su quali contenuti dare a tale intervento, come disegnare la nuova regulation, ecc. Le difficoltà nascono dalla resistenza opposta alle soluzioni  individuate da parte delle lobby bancarie o di portatori di interessi che vogliono difendere lo status quo.

Nel nostro caso, invece, si fatica a trovare la soluzione. Ripeto, e naturalmente semplifico: vi è una strutturale divergenza di orizzonti temporali tra le decisioni del mercato e quelle degli Stati. Come si possono conciliare tali tempi? Ridimensionando in modo radicale i mercati e rallentando con ciò anche il loro contributo positivo e determinante allo sviluppo economico? Oppure riducendo il grado di democraticità degli stati per accelerare la loro capacità di prendere decisioni anche a scapito del confronto democratico e delle corrette vie istituzionali? Mi sembra che in ogni caso bisogna essere disposti a pagare un prezzo, in termini di minore benessere economico o di minore democraticità negli assetti politici (oppure, perdendo salomonicamente un po’ da una parte e un po’ dell’altra). Come si dice, difficile avere in questo caso “la botte piena e la moglie ubriaca”.

Quarto: allargando il discorso, è ovvio che la divergenza tra mercati e Stati non riguarda solo i tempi, ma anche i contenuti delle scelte preferite. Sono soggetti diversi, abbiamo detto, che hanno obiettivi differenti e ragionano in modo differente. Il conflitto può essere quindi ancora più profondo. Io però semplifico e mi riferisco al caso presente, dove il contrasto mi sembra che non riguardi tanto i contenuti (tendenzialmente, e lo dico con qualche tremore, siamo tutti d’accordo nel procedere verso un’Europa più unita). Esso riguarda piuttosto i tempi. I mercati pretendono certezza nella scelta europea e attendono soluzioni rapide.

Quinto e ultimo: segnalo come il dibattito su questo tema, che ritengo centrale, non sia all’altezza della sfida. Il problema è noto, non l’ho certo sollevato io. Ci si limita però alle grida manzoniane contro l’attacco alla democrazia proveniente dai mercati o contro l’insipienza e l’indecisione dei politici europei. Ce la prendiamo con gli speculatori o con la Merkel, senza capire che la questione è ben più grave e destinata a restare con noi anche quando non ci sarà più la Merkel o avremo dichiarato fuori legge gli speculatori. E’ venuto il tempo di iniziare a discutere delle soluzioni a tale problema, che sembrano tutt’altro che evidenti o indolori. E’ venuto il tempo di interrogarsi su come disegnare e far funzionare nel modo più corretto il rapporto tra Stato-finanza. In vista dell’unico obiettivo possibile: il bene comune. Il bene della persona, il bene delle nostre società.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  

COMMENTI
21/07/2012 - ma CHI sono i mercati? (Massimo Vignati)

Propongo un fatto per capire meglio CHI sono i mercati. Ho chiesto alla mia banca di acquistare dei Btp utilizzati per il calcolo dello spread: la banca mi disse che non erano acquistabili perché non ce n’era sul mercato. La mia domanda, senza risposta, è stata: ma su quale mercato viene determinato lo spread, chi acquista e vende in modo che lo spread subisca continue variazioni? Non parlo di speculazioni o di complotto perché sono fin troppo evidenti le debolezze del sistema europeo! Mi ricorda il gioco del Risiko dove, se voglio vincere, devo attaccare chi è molto più debole di me. Così, quando parliamo di guerre tra stati, non è mai il popolo che decide la guerra, ma un gruppo ben identificato di uomini. In questa guerra finanziaria, allora, mi piacerebbe sapere CHI e quanti sono gli uomini che decidono, anche “forse” in modo autonomo, anche per un guadagno (come a Risiko), anche per creare un tale clima emozionale per fare accettare dei cambiamenti radicali nella qualità della vita, funzionali al bene futuro (!!) degli stati (o ad altro non ancora ben identificato, sebbene sia grato che non mi cadano le bombe sulla testa, come succede altrove.