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FINANZA/ Sapelli: così i poteri forti stanno svendendo l’Italia

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Insomma, è ben difficile che l’asimmetria tra uno Stato federale europeo che non esiste e dei governi nazionali che pensano di curare la crisi con l’austerità possa risolversi positivamente. D’altra parte non si può sfuggire alla sensazione che si voglia ad arte creare un clima di tensione e di dramma simile a quello che nel 1992 condusse di fatto alla distruzione di gran parte della nostra industria nazionale con privatizzazioni senza liberalizzazioni e oscure manovre che ancora oggi molti ritengono inconfessabili.

A mio parere, il gravissimo attacco istituzionale portato al Presidente della Repubblica da parte del partito dei magistrati combattenti non può essere casuale. Si mira a indebolire, in una nazione che non ha più legittimazione parlamentare, ma sospensione tecnocratica della democrazia, l’unico punto di stabilità istituzionale oggi esistente: il ruolo di Giorgio Napolitano. Come sempre l’anello del potere tiene unite economia e politica, ma mai come oggi questo anello può essere nefasto e porre le basi per distruggere irreversibilmente il patrimonio più prezioso dell’economia italiana: la sua industria manifatturiera attraverso la sua svendita sconsiderata e demagogica.

Se potenti forze nazionali e internazionali sono in atto per far ciò, non pare che ve ne siano altre di nazionali disposte a battersi per impedire questo scempio. Quello che è avvenuto nei giorni scorsi in Parlamento, con la votazione del fiscal compact davanti a un’aula quasi deserta in cui i leader politici erano assenti senza un dibattito che disvelasse la drammaticità della decisione presa, ossia quella di subire un salasso annuale di alcune decine di miliardi di euro per inseguire la chimera della risoluzione del debito pubblico, dimostra che non esistono forze nazionali in grado di rispondere positivamente al dramma che tutti stiamo vivendo.

Viene da sperare che la soluzione risieda nella consapevolezza che la parte più lungimirante del capitalismo internazionale, in primo luogo quello anglosassone, abbia del fatto che non si può desertificare un’economia possente e strategicamente essenziale nell’area mediterranea come l’Italia. Dobbiamo sperare ancora una volta, come il Dante di De Monarchia, che un imperatore straniero giunga a salvare un’Italia in frantumi.



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COMMENTI
23/07/2012 - prof Sapelli (delfini paolo)

Sono d'accordo con il grande Prof Sapelli, va evitata un'altra truffa al popolo italiano come quella dei primi anni novanta, allora con il pretesto di mani pulite, adesso con quello del debito pubblico.