Economia e Finanza
lunedì 23 luglio 2012
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Ogni “crisi” - letteralmente - porta con sé “scelta, giudizio, chiarimento”: ripensamento sulle posizioni di partenza (per ripartire) e sulle conclusioni (per non sbagliare di nuovo). Lo si coglie bene leggendo affiancati “Il coraggio di ricominciare” scritto da Giorgio Vittadini su Il Sussidiario e l’editoriale di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi su “cinque anni di follie finanziarie”, ieri su Il Corriere della Sera.
Vittadini sollecita «coraggio per ricominciare» anzitutto ai politici: ai parlamentari italiani che hanno aderito all’Intergruppo per la Sussidiarietà. Chiede coraggio “politico” - tra l’altro - per affrontare i problemi posti dalla “finanziarizzazione dell’economia”, ritirando la “delega di pensiero ad alcuni intellettuali” e superando i dualismi fra “ideologie vetero-stataliste-clientelari” e “appoggi a oligopoli privati”.
Vittadini chiede dunque “più politica” d’abord come difesa attiva della sovranità istituzionale della società, simbolicamente schiacciata - sul terreno economico-finanziario - da rating imposti da entità tecnocratiche e non democratiche. Nella sussidiarietà - che è la sua specifica proposta di cultura politico-economica - la concorrenza resta basilare, anzi: “l’ambiente sussidiario” è quello in cui c’è sempre chi riempie un vuoto lasciato dalla politica o dal mercato, chi rivendica un proprio “merito” di fare meglio ciò che lo Stato o l’impresa pretendono di fare in via autonoma o esclusiva. Ma la sussidiarietà è competizione inclusiva, ricerca di valore nella diversità: certamente fuori dagli schematismi rigidi del capitalismo finanziario globale come del resto di quelli dello Stato-leviatano.
È un approccio che, in ogni caso, non si è certamente sorpreso dell’implosione di un sistema bancario in cui le sorelle di Wall Street continuano a voler distruggere ogni “diversità competitiva” - ad esempio, quella del credito cooperativo - via Basilea 3. È un quadro in cui non appare affatto paradossale che l’iper-finanziarizzazione egemone dell’economia sia alla fine collassata nel “credito razionato”. È un punto di vista che continua a osservare una certa Azienda Italia dare il benvenuto agli hedge fund libici, russi e arabici in UniCredit e combattere tuttora le Fondazioni azioniste: e non si stupisce che questa Corporate Italy venga poi “depredata dei suoi beni”, come sottolinea Vittadini nell’ultimo articolo.
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