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SPREAD/ 1. Le 6 "carte" di Draghi per salvare l’Italia (e l’euro)

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Non è solo una questione teorica. L’élite e l’opinione pubblica tedesche (non è chiaro in quale ordine) rimangono convinte che l’onere dei salvataggi ricade prevalentemente sulle spalle della Germania trasformata in mucca da mungere da parte degli spendaccioni mediterranei. Hai voglia a dire che l’Italia, Paese in evidente difficoltà, paga la terza parte (in rapporto al suo prodotto lordo) del fondo anti spread o dei prestiti a Grecia e Spagna. La pancia prevale sulla testa, il pregiudizio sulla ragione.

Ci si mette anche il professor Hans-Werner Sinn, con la sua barba da vecchio lupo di mare e l’autorità di capo dell’Ifo, l’istituto sulla congiuntura. E hai voglia a contestarlo con logaritmi e dimostrazioni troppo sofisticate che nessuno capisce. Per tutto questo balletto mediatico-finanziario, bisogna ricordare le parole profetiche scritte da Federico Caffè nel 1972: “Ci si può chiedere come sia possibile dare credibilità a una presentazione artificiosamente allarmistica della situazione economica, in un’epoca come la nostra in cui si fa esteso uso della documentazione statistica e della modellistica econometrica. In realtà, è appunto l’uso che si faccia di questa documentazione che può diventare strumento di esagerato allarmismo”.

È improbabile, dunque, che Draghi si spinga, sulla terra incognita della politica monetaria nelle nuove condizioni create dalla crisi, fino al punto da sfidare l’opinione tedesca. Non sarebbe saggio e il presidente della Bce ha dimostrato di essere un innovatore cauto. E allora? Allora la santabarbara è ben nutrita, ripetono esponenti autorevoli dell’Eurotower, senza per questo forzare la lettera e lo spirito del mandato. Quali sono le armi a disposizione? Ce ne sono almeno sei pronte a sparare.

1 - Una riduzione ulteriore dei tassi di interesse, portandoli allo 0,50% o anche sotto, così da spingere le banche a finanziare l’economia reale e comprare titoli pubblici. La mossa è in calendario per settembre, potrebbe essere anticipata se si scatena una vera tempesta finanziaria.

2 - In tal caso, entra in campo anche un intervento coordinato delle banche centrali a sostegno dell’euro, in termini repentini e massicci, così da stroncare attacchi speculativi. L’estintore globale era già pronto nel caso di un fallimento del vertice europeo di fine giugno. Basta qualche telefonata per metterlo in funzione.

3 - Una terza tranche di finanziamenti illimitati alle banche, questa volta a tasso zero (anche in vista della riduzione degli interessi), per evitare una restrizione della liquidità. Draghi non lo ha escluso e il mercato se l’aspetta.

4 - “Solo la banca centrale ha un potere di fuoco tale da contrastare i mercati”, ha scritto sul Financial Times Lorenzo Bini Smaghi, che pure non è un economista eterodosso e lo ha dimostrato negli anni al vertice della Bce. Ma questo potere va usato in modo consistente e deciso, senza suscitare a ogni piè sospinto dubbi sulle munizioni a disposizione e sul bersaglio da raggiungere. L’idea, insomma, è di seguire l’esempio del Fondo monetario internazionale che impone ai paesi, come condizione per il suo aiuto, precise scelte di politica economica, ma poi non lesina i prestiti come invece ha fatto l’Unione europea nei confronti della Grecia e, sia pure in modo meno drastico, con la Spagna. Nel “duello tra finanza e democrazia” come lo ha chiamato Mario Deaglio su La Stampa, la finanza affonda i colpi ogni volta che la politica scopre il fianco.


COMMENTI
25/07/2012 - Italia stritolata (Carlo Cerofolini)

Certo se la Bce non potrà battere moneta come la Fed Usa, l'euro imploderà rapidamente. Ciò premesso quand'anche però la Bce fosse messa in condizioni di farlo, il problema è che nel frattempo l'economia italiana sarà messa al tappeto, dato che, tra l'altro, abbiamo una pressione fiscale impossibile (dal 55% al 70% circa) ed una spesa pubblica, piena di sprechi, insostenibile (700 miliardi anno = 50% circa Pil) e chiaramente se entrambi questi dati non vengono riportati rapidamente al 35% è impossibile risalire la china. Se poi a tutto questo ci aggiungiamo tutti i provvedimenti affossa Italia di Monti & Co. ed il funesto fiscal compact - sottoscritto, improvvidamente, sotto dettatura germanica - che ci costerà 40-50 miliardi anno per venti anni, pena sanzioni draconiane, ben si capisce come l'Italia non ne può uscire che stritolata. Usque tandem....