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SPREAD/ 1. Le 6 "carte" di Draghi per salvare l’Italia (e l’euro)

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

5 - Secondo le intese di Bruxelles, la Bce opera come veicolo del fondo salva stati (Efsf, European financial stability facility), cioè compra e vende titoli pubblici per conto del fondo in modo da non farli gravare sul proprio bilancio, scavalcando nello stesso tempo i limiti quantitativi del fondo stesso che oggi ha in cassa, secondo le stime, solo 15 miliardi di euro. È quel che chiedono Roma, Parigi e Madrid. Probabilmente non basterà, ecco perché ci vuole un intervento diretto.

6 - L’acquisto di obbligazioni del tesoro sul mercato secondario, come avvenne lo scorso anno per Portogallo, Spagna e Italia, fu avversato dalla Bundesbank e lo sarebbe ancor più oggi. Ma Draghi ha la possibilità di ridurre lo spazio di discrezionalità, introducendo un criterio generale, cioè mettendo un tetto allo spread, oltre il quale scatta una operazione che non sarebbe più di sostegno ai singoli paesi, ma di difesa dell’euro.

Tutto ciò si può fare senza nuovi via liberi politici, condizione sine qua non per qualsiasi terapia d’emergenza. Prima bisogna stabilizzare l’unione monetaria. Altrimenti, che senso ha parlare di unione politica? Angela Merkel ha lanciato la palla avanti, con il plauso di europeisti d.o.c. come Francesco Giavazzi su Il Corriere della Sera. Il rischio è che si tratti di un rilancio nella terra di nessuno come nel catenaccio all’italiana. Anche perché, nel frattempo, la Germania non approva il Meccanismo europeo di stabilità, palleggiando le responsabilità tra Parlamento e Corte Costituzionale. Dunque, è chiaro a tutti (e dovrebbe esserlo anche ai tedeschi) che solo la Bce può davvero salvare l’euro. Sempre ammesso che lo si voglia davvero salvare.

Per l’Italia un intervento anti-spread è essenziale. Possiamo rimproverare al governo Monti di non aver fatto abbastanza nel taglio delle spese, nelle liberalizzazioni, nella riforma del mercato del lavoro. E di aver puntato troppo sulle tasse. Ma il Paese è in apnea, la recessione profonda e lunga. Chiedere adesso un’altra stretta diventa irresponsabile o una chiacchiera da caffè. Occorre riprendere fiato prima di immergersi ancora, altrimenti dagli abissi non si risale più.



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COMMENTI
25/07/2012 - Italia stritolata (Carlo Cerofolini)

Certo se la Bce non potrà battere moneta come la Fed Usa, l'euro imploderà rapidamente. Ciò premesso quand'anche però la Bce fosse messa in condizioni di farlo, il problema è che nel frattempo l'economia italiana sarà messa al tappeto, dato che, tra l'altro, abbiamo una pressione fiscale impossibile (dal 55% al 70% circa) ed una spesa pubblica, piena di sprechi, insostenibile (700 miliardi anno = 50% circa Pil) e chiaramente se entrambi questi dati non vengono riportati rapidamente al 35% è impossibile risalire la china. Se poi a tutto questo ci aggiungiamo tutti i provvedimenti affossa Italia di Monti & Co. ed il funesto fiscal compact - sottoscritto, improvvidamente, sotto dettatura germanica - che ci costerà 40-50 miliardi anno per venti anni, pena sanzioni draconiane, ben si capisce come l'Italia non ne può uscire che stritolata. Usque tandem....