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DALLA SPAGNA/ Così Rajoy e Draghi possono salvarci

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Mariano Rajoy e Mario Monti (Infophoto)  Mariano Rajoy e Mario Monti (Infophoto)

È un problema diverso da quello del sistema bancario, che non è un problema “delle banche” spagnole, bensì delle casse di risparmio: istituzioni nate in molti casi su iniziativa della Chiesa (alcune più di 300 anni fa, come la Caja Madrid, fondata da Padre Piquer), ma i cui organismi di controllo nel tempo sono finiti nelle mani dei politici e si sono trasformati in tentacoli della loro rete clientelare, con casi di mancanza di professionalità e crediti non rimborsati. Le banche spagnole, come Santander, Bbva e altre, non hanno invece nulla a che fare con questa vicenda. Questo chiarimento è importante, perché tra gli investitori internazionali si sta creando una gran confusione sul tema.

 

Come si può risolvere il problema delle Comunità autonome? È necessario cambiare la Costituzione?

 

Non si deve modificare la Costituzione. Il problema si può affrontare eliminando le loro imprese pubbliche, le loro reti televisive, ecc., riducendo al tempo stesso il numero delle assemblee, dei consiglieri (e i loro salari), che devono essere sostituiti da organismi più leggeri e con un numero limitato di sedute. Non bisogna consolidare 17 baronie medievali con reti clientelari locali che si insinuano nel bilancio pubblico e che vivono grazie ai soldi dei contribuenti.

 

Il governo sta affrontando bene la situazione?

 

Il lavoro del governo negli ultimi sei mesi è stato notevole: una forte riforma del lavoro, una riduzione degli oneri amministrativi, una Legge di stabilità di bilancio più dura e forme di maggiore responsabilizzazione nella gestione del denaro pubblico in futuro, una riduzione degli adempimenti burocratici e delle sovvenzioni alle organizzazioni imprenditoriali, sindacali, politiche e alle Ong. Inoltre, c’è stato anche l’innalzamento dell’Irpef (fino al 56% in alcuni casi), che diventa tra i più alti dell’Ue, dietro a Danimarca e Svezia. Ultimamente, però, sembra che il governo abbia ridotto il suo impulso riformista.

 

Dopo il piano di tagli da poco approvato dal Governo, pensa che ce ne potranno essere altri?

 

Non servono tagli, ma più riforme: eliminare del tutto (non solo del 40%) le sovvenzioni ai sindacati e ai partiti; privatizzare le radio e le televisioni pubbliche; licenziare i quasi 300mila impiegati statali che non sono entrati nella Pubblica amministrazione per merito o attraverso un concorso, ma con contratti di lavoro interinale o precari. Non c’è altra soluzione. Questa forza lavoro si orienterà verso attività più produttive nel settore privato, come quelle legate all’export. Di fatto è ciò che già sta accadendo: il saldo commerciale con l’Ue, infatti, è già positivo.

 

Quanto potrà resistere la Spagna con questo livello di spread?


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