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FINANZA/ Così Draghi può “svegliare” l’Ue dal suo incubo

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Il presidente della Bce, Mario Draghi  Il presidente della Bce, Mario Draghi

Che l’area dell’euro sia caratterizzata da una profonda e insanabile instabilità, fa parte dell’immaginario collettivo di questi tempi. Credere nei propri incubi è il modo migliore per realizzarli. Se tutti ci convinciamo del fatto che la situazione è drammaticamente insostenibile, certamente lo diventerà sempre di più. Le aspettative dei mercati tendono ad andare fuori controllo proprio perché tendono ad autoalimentarsi e soprattutto hanno la forza di realizzare i risultati che temono. L’alleanza tattica tra Francia e Spagna serve per il negoziato, ma chiaramente è il lato superficiale della vicenda.

Per l’economista tedesco Wolfgang Franz, “la cancelliera Merkel deve sbrigarsi a prendere la situazione sotto controllo, a rassicurare i mercati”

In questa dichiarazione c’è una parola che sottolineerei, ed è “sbrigarsi”. Proprio perché i fondamentali tutto sommato stanno tenendo, ma il sentimento collettivo è sempre più cupo, dobbiamo assolutamente evitare di perdere tempo. Occorre dimostrare il prima possibile che realmente abbiamo a cuore le sorti dell’area dell’euro. Se lasciamo che i “cattivi sentimenti” costruiscano sulla propria immaginazione, si rafforzino e arrivino al punto di essere capaci di trasformare in realtà l’incubo che stanno sognando, i costi da ripartire saranno più elevati rispetto a quello che avverrebbe se ci svegliassimo per tempo. Spero che la dimensione sovranazionale della nostra convivenza economica europea, cioè la Bce, continui in modo dimesso e prudente a fare ciò che ha fatto finora, e cioè a preservare la qualità dei fondamentali per quanto era in suo potere.

Monti intanto ha promesso che ad agosto non ci sarà nessuna nuova manovra “lacrime e sangue”

Se siamo convinti che per quanto riguarda i fondamentali ci stiamo muovendo nella direzione giusta, quello di cui abbiamo bisogno non è alzare ancora le tasse, ma sbrigarsi a dare segnali per fare capire che chi si sta immaginando lo scenario da incubo non ha i piedi per terra. Non c’è quindi bisogno di inasprire ulteriormente il rigore, ma di fare capire che i brutti sogni sono una cosa e la realtà è un’altra. Quello che non si può non fare ad agosto è chiarire una volta per tutte che l’area dell’euro deve e vuole stare insieme perché è conveniente per tutti. Non c’è nessun motivo per cui dobbiamo sprecare un’occasione di interdipendenza, interconnessione, interscambio, unità, preludio a un’unione politica. Ma alcuni tabù andrebbero sfatati.

A che cosa si riferisce?

Al default, che non è una tragedia greca, ma una specie di colpo di mano in cui i costi sono ripartiti, anche se in modo diverso da quello che sarebbe messo in atto dal fondo Salva-Stati.

 

(Pietro Vernizzi)



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