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GEOFINANZA/ I conti della Germania che "seppelliscono" l’euro

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Ora, con 800 miliardi di dollari di supporto alle operazioni di finanziamento del programma Target2, con il 27% del finanziamento totale delle operazioni finanziarie dell’Ue, incluse proprio Eib, Efsf e - se mai nascerà, addirittura con licenza bancaria - l’Esm e con il 22% di finanziamento dei 4 triliardi di dollari di stato patrimoniale della Bce, cosa pensate che possa fare la Germania? Va o resta? Sacrifica la Spagna e mette in ginocchio l’Italia, o si brucia le dita lei? Anche perché volendo arrivare alla soluzione più diretta, ovvero battere le resistenze tedesche e usare il fondo Efsf per comprare debito sul mercato secondario e calare gli spread, prima di poter spendere denaro per acquistare bonds, l’Efsf deve emettere esso stesso debito, ma, guarda caso, ieri Moody’s lo ha declassato, gettando ombre sulla sua solidità.

E se anche il combinato d’uso tra i due fondi riuscisse a fornire un backstop alla situazione spagnola, lo stesso non sarebbe possibile per l’Italia, vittima immediatamente successiva della speculazione in grande stile, visto che già in questi giorni girano report allarmati e allarmanti che ricordano come la nostra vera ratio debito/Pil sia del 202%, stante i 211 miliardi di dollari di esposizione a derivati. Inoltre, tanto per non farci mancare niente, eventuali acquisti di bonds da parte di Efsf/Esm sarebbero visti come seniority per le detenzioni del debito privato e, visto il precedente greco, le paure per nuova subordinazione farebbero infiammare ancora di più i mercati, con potenziali sell-off.

Insomma, quello di ieri è stato il classico rimbalzo del gatto morto: “buy the rumors, sell the news”, la regola è sempre la stessa. Ma ormai il giochino tedesco è scoperto, il re è nudo, anche se nessuno muove un dito. Sarebbe facile: basterebbe chiedere che Deutsche Bank, come fece l’anno scorso con grande clamore, rendesse note le sue operazioni sull’obbligazionario sovrano e sui cds delle ultime due, tre settimane e avremmo la riprova o la smentita. Pronto a ricredermi e scusarmi, come d’altronde lo ero quando ipotizzavo responsabilità di Deutsche Bank anche nel caso Libor.

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