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J'ACCUSE/ Pichetto: se la spending review "svende" il non profit per 200mila euro

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

Caro direttore,

L’articolo 4 del provvedimento in discussione al Senato, conosciuto come “Spending Revew”, contiene ai commi 6, 7 ed 8 disposizioni particolarmente preoccupanti per l’intero settore non profit. 

Come ben descritto dal vostro quotidiano nei giorni scorsi, infatti, in forza di un adeguamento alla disciplina comunitaria si prevede che le pubbliche amministrazioni acquisiscano sul mercato i beni ed i servizi strumentali alla propria attività mediante le procedure concorrenziali previste dal Codice dei contratti pubblici (comma 7). Al comma 8 invece, viene limitato l’affidamento diretto per valore inferiore o pari a 200mila solo a favore di società a capitale interamente pubblico. 

Ad un lettore non esperto potrebbe sembrare che il provvedimento sia ben fatto e ragionevole. Purtroppo non è così.

Vi è infatti un rischio consistente di determinare effetti abnormi e incoerenti con altri principi dell’ordinamento generale. Ad esempio, la legge 381 del 1991 prevede la possibilità per le amministrazioni pubbliche anche in deroga alla disciplina in materia di contratti della pubblica amministrazione, di stipulare sotto soglia convenzioni con le cooperative sociali di inserimento lavorativo per creare opportunità di lavoro per le persone svantaggiate. Si tratta, come ben sanno coloro che in tutto il territorio ne beneficiano, di un servizio utile alla collettività e nel contempo di una importante occasione di inserimento lavorativo. Se il provvedimento in esame dovesse essere confermato senza modifiche, questi servizi sociali, che hanno in carico persone svantaggiate, non avranno la possibilità di azionare uno strumento veloce e rapido per l’affidamento. Nella maggioranza dei casi, peraltro, si tratta proprio di servizi sotto la soglia dei 200mila euro ed è prevedibile si vada incontro ad un intasamento a livello locale con rallentamenti, incrementi dei costi per la Pa, difficoltà di trovare soluzioni veloci o di emergenza per la presa in carico immediata delle persone in difficoltà.

Siamo all’opera per studiare l’abrogazione dei commi indicati ovvero introdurre una riformulazione che tenga conto di una straordinaria peculiarità del nostro sistema, fiore all’occhiello a livello mondiale di una concreta sussidiarietà orizzontale. Non va neppure dimenticato che questa virtuosa dinamica potrebbe essere minata anche dalla previsione di bloccare i contributi che i ministeri, le regioni e gli enti locali possono riconoscere alle associazioni, ai comitati ed alle fondazioni.



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