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Economia e Finanza

BORSE IN FESTA/ Il ribaltone di Draghi

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

La sortita odierna di Draghi sta a dimostrare che, come capita di rado, gli ottimisti hanno avuto ragione. Anzi, la Bce ha seguito un copione che ricorda le svolte del Cremlino negli anni del “centralismo democratico”. Come capitava nella Mosca sovietica, il primo a lanciare il segnale della svolta è stato un rappresentante della tesi sconfitta: mercoledì il membro austriaco della Bce, Ewald Nowotzsky, per tradizione il potavoce delle tesi della Bundesbank, era uscito allo scoperto annunciando che “era possibile” la concessione della licenza bancaria presso la Bce all’Esm, il meccanismo salva Stati che avrebbe così potuto rifornirsi dei capitali sufficienti per intervenire sul mercato a sostegno dei Bonos spagnoli e dei Btp.

Ma andrà proprio così? O solo così? Già a marzo, così come nell’inverno scorso, la Bce ha fornito al mercato le munizioni, con i prestiti Ltro, per assicurare il collocamento dei titoli di Stato italiani e spagnoli. L’operazione è servita a guadagnare tempo, risultato non banale visto che in questi mesi qualche risultato sulla strada dell’unità fiscale e la vigilanza comune sulle banche è stato compiuto. Ma si è verificata anche una pericolosa controindicazione: i prestiti della Bce sono serviti alle banche spagnole e italiane per fare il pieno di titoli di Stato dei rispettivi Paesi, rendendo ancor più stretto e pericoloso il cordone ombelicale che lega le sorti delle banche e del debito pubblico.

Nel frattempo, i capitali della Grande Germania (ma anche della Svizzera e dell’Olanda) non hanno preso la strada del finanziamento dell’economia reale, bensì sono stati parcheggiati presso la stessa Bce. La Germania continua ad avere ogni anno un enorme surplus nelle partite correnti che si traduce in un afflusso di circa 200 miliardi di euro all’anno che, se non vengono prestati ai paesi in deficit, finiscono presso la stessa Bce. Si genera così un cortocircuito per cui i quattrini raccolti dalle economie del Nord Europa non vengono reimmessi nel ciclo economico.

La Bce ha cercato il mese scorso di scoraggiare il “parcheggio” dei capitali, azzerando l’interesse sui depositi. Ma non è bastato, anche perché, stante le regole di Basilea 2, il peso applicato ai bilanci bancari qualora investiti in titoli di un Paese rating tripla B (come la Spagna) aumenta del 100% rispetto a un parcheggio cash. Ne risulta che, dati gli alti costi del capitale delle banche, conviene assai di più detenere a remunerazione zero i capitali presso la Bce (o, magari, nei Bund) piuttosto che correre il rischio di veder abbassato il proprio Tier e dover procedere a un aumento di capitale.

Perdonate l’approccio tecnico, comunque necessario per spiegare che il vero problema di Draghi non è di fornire a Italia e Spagna i quattrini per il debito pubblico, necessari per pagare gli stipendi agli statali. Semmai è di mettere in atto un meccanismo che convinca i banchieri e gli Stati a prestare di nuovo i soldi ai Paesi del Sud Europa. Rispetto a un anno fa le cose sono cambiate. Allora si trattava di imporre a paesi riottosi un cambio di rotta (vi ricordate la lettera della Bce al governo Berlusconi?). Ora il Sud Europa ha iniziato a fare i compiti. Il problema è spingere il Nord a riaprire i rubinetti che in passato hanno assicurato i finanziamenti all’Europa meridionale.


COMMENTI
27/07/2012 - Draghi non é un servente dell'Italia (Moeller Martin)

Mi sono sempre chiesto perché in Italia politici ed oppinionisti danno per scontato che Draghi sia un loro servente, la cui massima aspirazione é quella di danneggiare i sistemi socio/economici funzionanti del Nord Europa a favore di un'area Mediterranea piena di problemi. Farebbero invece bene a ricordare che la BCE ha uno statuto e che opera secondo lo schema mutuato dalla tradizione europea delle banche centrali, Banca d'Italia compresa. Questo modello stabilisce che la banca centrale é indipendente dalla politica e che si occupa ESCLUSIVAMENTE della moneta, ovvero cambio, inflazioe e massa circolante. NON si occupa dei problemi della società che sono compito della politica, compresa la crescita ecconomica, il volume e la gestione del deficit e della crescita sociale del paese. Qualsiasi ipotesi di modifica dello statuto della BCE é pura fantasia ed é grave se é il nostro governo a perdersi dietro a questi progetti, in quanto il fallimento é scontato e saremo poi noi a doverne pagare le conseguenze.

 
27/07/2012 - Se € si salva per Italia sono guai (Carlo Cerofolini)

Dopo l'intervento di Draghi lo spread veleggia ancora sui 450 punti (ancora troppo) e le borse italiane hanno recuperato un'inezia rispetto a quanto hanno perso in precedenza e così aziende e banche sono sempre super scalabili ostilmente con poca spesa e nel frattempo anche le nostre Pmi sono sempre più in sofferenza e quindi siamo a rischio desertificazione produttiva a causa di mancanza di liquidità e di pagamenti (100 miliardi circa)da parte delle pubbliche amm.ni. Ciò detto quindi se l'euro non implode per l'Italia non è una buona notizia visto che questa situazione difficilmente cambierà significativamente, poiché siamo imbrigliati da diktat Ue - fiscal compact compreso - che ci stritoleranno sempre più per i decenni a venire, il che ci impedirà qualsiasi crescita condannandoci ad un triste futuro. Se invece smettessimo di fare i "compiti a casa" cari a Monti e alla Merkel, e - come "suggeriscono" studi fatti da Merryl Linch, oltre che da Der Spiegel: costringessimo prima la Germania finanziarci minacciandola di uscire dall'euro, poiché ha tutto da rimetterci dalla nostra uscita e poi uscissimo di nostra sponte dall'euro entro l'autunno metteremmo a segno un colpo da maestro e ci libereremmo di tutti i diktat Ue per noi esiziali e la nostra economia rifiorirebbe alla grande. Vasto programma temo, perchè per fare grandi cose occorrono grandi uomini, che abbiano una visione, "merce" di cui in Italia drammaticamente scarseggiamo.