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FINANZA/ 1. Così lo scudo anti-spread può "aiutare" gli speculatori

LEONARDO BAGGIANI ci parla del nascente ESM (European Stability Mechanism), dei suoi effetti e di quel meccanismo che molto probabilmente la Corte tedesca non vorrà bloccare

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Gli ultimi due anni (e probabilmente i due a venire) passeranno alla storia come gli anni della crisi del debito sovrano europeo, con un mercato finanziario votato a “speculare” contro i titoli dei famosi Piigs (ma abbiamo segnali che il problema possa estendersi). Bce ed Efsf (European Financial Stability Fund) hanno contrastato tale tendenza acquistando in due anni titoli di Stato per circa 200 miliardi di euro, ma senza una precisa o formalizzata strategia. Il nascente Esm (European Stability Mechanism) è chiamato a ereditare e istituzionalizzare tale attività, magari formalizzando target di tasso o prezzo (l'uno implica univocamente l'altro).

Chi vuole tale strumento sostiene che scoraggerà la speculazione, ponendo così un tetto al costo del debito di Paesi come Spagna e Italia; da qui la definizione di “scudo anti-spread”, dove si confonde un indice di debolezza rispetto ai titoli tedeschi (lo spread) con gli interessi effettivamente da pagare sul debito pubblico (il tasso). Il ragionamento è semplice: se il mercato “vende” il titolo, facendone scendere il prezzo e quindi salire il rendimento, l'Esm compenserà tali spinte acquistando i titoli. Stabilizzando un certo rapporto tra domanda e offerta si avrà la stabilizzazione del rendimento attorno a un livello reputato sostenibile o “congruo” per il Paese emittente. Si vuol così impedire che, proprio nel bel mezzo dell'austerity, la maggior spesa per interessi causata da spinte “speculative” costringa a scegliere tra il venir strangolati da manovre correttive ulteriori e il fallimento da debito pubblico ingestibile. Il nemico da combattere è, sempre e comunque, la speculazione.

Ho pochi dubbi che la Corte tedesca vorrà trovare ragioni per bloccare l'Esm, dato che ciò non impedirebbe comunque politiche di supporto al debito sovrano (Bce ed Efsf stanno già operando “ad interim” con politiche già decise per l'Esm, come il supporto di 100 miliardi verso le banche spagnole), e anche perché la mancata concessione di una licenza bancaria all'Esm impedirà a quest'ultimo di operare a oltranza con fondi stampati ad hoc da Draghi. Senza tale licenza l’Esm assomiglierebbe più a un ente fiscale che a un “braccio” della Bce, cosa certamente gradita se non essenziale per il placet tedesco; questo, assieme i problemi tecnici che comunque la licenza si porterebbe dietro, mi fa ritenere che la riapertura di tale opzione da parte del Governatore della Banca centrale austriaca Nowotny sia poco più di una boutade.

L’Esm dovrà farsi bastare i già accordati 500 miliardi di euro per acquistare titoli di paesi pericolanti, bloccare contagi verso paesi “diligenti” (come l'Italia, secondo Monti), ricapitalizzare le banche spagnole, sostenere la Grecia e quant'altro; il rischio è certo di avere una “potenza di fuoco” ridotta, ma ricordo che nessun attacco speculativo (come quelli valutari allo Sme del '92-'93 o quelli asiatici del '97-'98) è stato risolto dalle pur illimitate risorse delle banche centrali. 

In realtà una politica istituzionalizzata di contrasto sistematico al mercato rischia di rivelarsi di per sé uno stimolo alle ondate di vendita che vorrebbe invece spegnere. Già nell'esperienza degli ultimi due anni si ha il dubbio che i 200 miliardi di acquisti di titoli di Stato abbiano funzionato come una rete di protezione per gli speculatori ribassisti, che hanno potuto vendere quei titoli a un prezzo superiore a quello che si sarebbe formato sul libero mercato. In effetti, gli ordini di vendita, mentre causano il rialzo dei rendimenti e il corrispondente ribasso dei prezzi, creano contestualmente condizioni di sfavore per vendite meramente “speculative”, cioè scevre da valutazioni di fondamentali effettivamente deteriorati: più il prezzo scende, minori sono i guadagni ottenibili dalla vendita (fino ad arrivare a vendere in perdita) e parimenti maggiori le opportunità di acquisto (possibilità di guadagno da una successiva ripresa dei prezzi).