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IL CASO/ Rai, Poste e treni valgono più di una patrimoniale

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Cerchiamo di ragionare con un minimo di calma e di razionalità. Alla base di tutti questi “giochini intellettuali” c’è il debito e soprattutto il costo del nostro debito. Ma questa è una “credenza” che non corrisponde esattamente a verità. Tutto sommato il nostro debito non costa molto. Se si fanno i conti bene, anche se il Btp decennale ha un rendimento intorno al 6,5%, il nostro debito, considerando i titoli a più breve scadenza, è su un tasso del 5% medio. Allora basta pensare alla manovra che si fece anni fa per entrare nell’euro: in quel momento il tasso era all’11,5%. Quindi il tasso sul nostro debito si è più che dimezzato ed è sostenibile. In realtà, il nostro debito non è in sé pauroso. Ma pauroso è il rapporto tra il debito e il Pil, ed è paurosa la caduta del Pil. In altri termini la mancanza della crescita del nostro Prodotto interno lordo.

 

Gira e rigira si ritorna sempre al problema della crescita.

 

Certamente. E a come favorirla. A come, ad esempio, non prendere misure recessive per il settore privato e a ridurre in termini ragionevoli il rapporto tra debito e Pil, ricorrendo, ad esempio, a privatizzazioni, rischiando persino di incassare zero euro. Certo, occorre mettere in vendita asset pubblici per guadagnare il più possibile, ma anche se si realizza zero, lo Stato si libera di una zavorra che sta facendo precipitare la mongolfiera Italia. Pensi solamente a tre privatizzazioni: la Rai, le Poste e i treni. Sto parlando dei treni, non della rete. Lei immagini di quanto si libererebbe lo Stato anche se realizzasse una vendita a costo zero: debiti, carrozzoni, oneri di ogni tipo. In più ci sarebbe un messaggio chiaro ai mercati, cioè una autentica ritirata dello Stato dal mondo dell’economia.

 

Non sarebbe già sufficiente liberarsi del patrimonio immobiliare dello Stato?

 

Sarebbe meno credibile per i mercati. Che cosa fa in genere una signora ricca che è indebitata, in difficoltà, e vuole realizzare qualche cosa? Non va a vendere “cianfrusaglie”, si fa per dire, ma comincia dal gioiello a cui tiene di più e che ritiene il più prezioso. La classe politica tiene così tanto alla Rai, che è ormai un carrozzone lottizzato e pieno di buchi. Bene, metta in vendita la Rai e in questo modo sarà più credibile e si libererà di un grande peso.

 

In questo Paese sembrano tutti concentrati a far quadrare i conti del settore pubblico, trascurando le difficoltà del settore privato dell’economia, che riguarda imprese e famiglie.


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