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FINANZA/ 2. Spagna, dietro le quinte "perde" (come l'Italia)

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Mariano Rajoy e Mario Monti (Infophoto)  Mariano Rajoy e Mario Monti (Infophoto)

Quarto, cosa succederà alle nazioni che hanno già salvato le loro banche con l’assistenza dell’area euro? Ammesso e non concesso che la ricapitalizzazione diretta abbia luogo entro la fine di quest’anno, la lista di questi paesi comprende già ora Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo e Cipro. Altre nazioni, come l’Italia per Monte dei Paschi, hanno usato invece fondi interni. Come far proseguire o, meglio, come bloccare questo processo? Non è una discussione di lana caprina, visto che impatta direttamente sul mercato del debito sovrano, incidendo sulle considerazioni degli investitori rispetto alla ratio debito/Pil.

Quinto, chi garantisce sui depositi in una logica di unione bancaria? Se i depositi sono garantiti a livello nazionale, ma il regolatore è sovranazionale, perché a livello locale si dovrebbe accettare di pagare il costo di una decisione presa a livello sovranazionale, come ad esempio chiudere una banca disfunzionale? Inoltre, siamo proprio certi che paesi come Germania, Finlandia e Olanda siano proprio felici di dover dire ai propri cittadini-contribuenti che il loro denaro serve per garantire depositi bancari di paesi dai conti allegri? Sesto, sapete chi detiene la presidenza di turno dell’Ue da domenica scorsa? Cipro. Con tutto il rispetto per la splendida isola, quale moral suasion potrà esercitare un Paese esposto fino al midollo con la Grecia e che ha già chiesto aiuto all’Ue? Soprattutto in un momento critico come questo e con un mese di fronte a noi di aste a forte rischio (ecco spiegata la fretta di Monti e Rajoy di raggiungere a tutti i costi un’intesa su un qualsiasi strumento che elimini il rischio di rendimenti sopra il 7%).

Domani Angela Merkel incontrerà Mario Monti a Roma in quello che pare un supplemento del vertice della scorsa settimana, mentre giovedì 5 il governing council della Bce si riunirà e il sentiment sui mercati è quello di un taglio di 25 punti base del tasso d’interesse, ancorché a Francoforte più d’uno pare riluttante verso un costo del denaro a zero in stile Fed, soprattutto dopo l’allentamento dei requisiti sul collaterale del 22 giugno scorso (a parte la cartaccia cipriota, all’Eurotower si accetta di tutto). Nello stesso giorno, la Spagna tornerà sui mercati con un’emissione di titoli a medio e lungo termine: questo sì, il vero test riguardo la credibilità del vertice della scorsa settimana.

Il 9 luglio, poi, sarà il turno della riunione dell’Eurogruppo e dell’Ecofin, ma anche la data formalmente decisa per la nascita del fondo Esm, il successore di quell’Efsf che qualcuno vorrebbe acquirente di emergenza sul mercato secondario e quella per la decisione finale dell’Eurogruppo rispetto al memorandum d’intesa per il salvataggio delle banche spagnole, ovvero non solo lo sblocco formale, ma anche la decisione sul tasso di interesse da applicare e sulla durata del prestito. Il 10 luglio toccherà alla Grecia emettere titoli a breve termine, seguita il 12 dall’Italia che il giorno dopo tornerà a rivolgersi ai mercati ma con un’asta a medio e lungo termine.

Il 17 ancora titoli a breve per la Spagna e la Grecia, il 19 bonds per il Tesoro di Madrid e il 24 a breve termine. Il 25 luglio la Bce renderà poi noto il suo “Lending survey”, ovvero lo stato di salute dei prestiti e del mercato interbancario nell’Unione, data chiave secondo molti analisti, visto che potrebbe - in caso di risultato negativo, più che probabile se non si truccheranno i conti - rendere possibile una terza asta Ltro a 3 anni. Un altro “Lending survey” è atteso per il 31 ottobre prossimo. Il 26 luglio altra asta a medio e lungo termine per il nostro Tesoro, seguita il giorno dopo dal breve termine e ancora Btp il 30 luglio: insomma, una corsa a ostacoli piena di rischi.



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COMMENTI
03/07/2012 - alcune importanti cause della crisi economica (Andrea Sonego)

La pessima situazione economica attuale è dovuta in buona parte al ritardo accumulato nell'intraprendere azioni sulle pensioni di anzianità, a causa delle resistenze dei sindacati che contrastarono la riforma delle pensioni di Berlusconi del 1994. Gli stessi sindacati hanno sempre opposto resistenza anche alla parificazione delle scuole non statali, mediante i buoni scuola, e che permetterebbe sensibili risparmi; ma lo stesso Berlusconi non ha perseguita tale parificazione, procedendo invece all'assunzione di decine di migliaia di insegnanti precari. Ora ci troviamo con un numero di dipendenti pubblici, talora poco produttivi, eccessivo. Anche l'inspiegabile (ovvero spiegabilissima, se si pensa a chi l'ha voluta, cioè Berlusconi) depenalizzazione del falso in bilancio non favorisce la fiducia delle borse nelle nostre imprese