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FINANZA/ 2. Spagna, dietro le quinte "perde" (come l'Italia)

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Mariano Rajoy e Mario Monti (Infophoto)  Mariano Rajoy e Mario Monti (Infophoto)

La Spagna è campione d’Europa, meritatamente. Ma una volta archiviata l’enfasi e la delusione per la “finale dello spread” di domenica, occorre pensare a un’altra Europa che non sia quella pallonara. Nonostante gli arretramenti dei differenziali fra titoli di Stato periferici rispetto al Bund e il rally demenziale delle Borse di venerdì, lo straordinario risultato ottenuto dal vertice della scorsa settimana già sta schiantandosi contro la realtà dei particolarismi del blocco nord dell’Unione. Finlandia e Olanda, infatti, hanno già detto chiaro e tondo che non permetteranno al fondo permanente Esm di acquistare bonds sul mercato secondario. A renderlo noto, ripresi da Reuters, sia il governo finlandese che il portavoce del ministro delle Finanze olandese, Niels Redeker, a detta del quale «il primo ministro ha detto chiaramente, già venerdì, che non è in favore dell’acquisto di obbligazioni. Usare gli strumenti esistenti per comprare bonds sarà costoso e può essere fatto soltanto se c’è unanimità tra gli Stati membri. Questo significa che l’Olanda dovrebbe votare a favore». Evvai, ecco spiegata la testolina rialzata dello spread ieri e le Borse sgonfiatesi come un sufflè.

Anche perché, guardando bene a quanto emerso dal vertice, qualche perplessità per chi opera sui mercati persiste. Primo, ieri il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha dichiarato alla tv Ard che «la Germania ha dei limiti e non può condividere i debiti di tutta l’Europa. Anche la sostenibilità della nostra economia nazionale non è illimitata e perciò se da un lato noi dimostriamo solidarietà, dall’altro non dobbiamo sottovalutare la nostra volontà di riforme». E ancora Westerwelle è tornato sugli eurobond: «Noi non possiamo perseguire una strada del genere che prevede la condivisione e l’unione dei debiti. Vogliamo piuttosto una unione della stabilità». Come dire, sognateveli.

Secondo, il famoso ente per la supervisione bancaria, quello che dovrebbe garantire l’unione degli istituti di credito e la loro tenuta, avrà poteri reali o no? Ovvero, potrà chiudere istituti, anche se questi sono giganti malati? Se no, quale credibilità avrà questo strumento sui mercati? Inoltre, potrà obbligare gli istituti a iniezioni di capitale - leggi ricapitalizzazione - anche se questi non lo richiedono? Terzo, la stessa Angela Merkel ha detto chiaramente che ci dovranno essere condizioni per la diretta ricapitalizzazione delle banche. Ma chi le imporrà queste condizioni? E, soprattutto, saranno standard o, come sempre accaduto finora, basate sulle logica del caso per caso?



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COMMENTI
03/07/2012 - alcune importanti cause della crisi economica (Andrea Sonego)

La pessima situazione economica attuale è dovuta in buona parte al ritardo accumulato nell'intraprendere azioni sulle pensioni di anzianità, a causa delle resistenze dei sindacati che contrastarono la riforma delle pensioni di Berlusconi del 1994. Gli stessi sindacati hanno sempre opposto resistenza anche alla parificazione delle scuole non statali, mediante i buoni scuola, e che permetterebbe sensibili risparmi; ma lo stesso Berlusconi non ha perseguita tale parificazione, procedendo invece all'assunzione di decine di migliaia di insegnanti precari. Ora ci troviamo con un numero di dipendenti pubblici, talora poco produttivi, eccessivo. Anche l'inspiegabile (ovvero spiegabilissima, se si pensa a chi l'ha voluta, cioè Berlusconi) depenalizzazione del falso in bilancio non favorisce la fiducia delle borse nelle nostre imprese