BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Spagna, dietro le quinte "perde" (come l'Italia)

Mariano Rajoy e Mario Monti (Infophoto)Mariano Rajoy e Mario Monti (Infophoto)

Anche perché, pur essendo campioni d’Europa, gli spagnoli qualche preoccupazione in più di noi ce l’hanno, visto che l’abbraccio mortale tra debito sovrano e sistema bancario ha portato l’economia iberica a contrarsi più nel secondo trimestre di quanto fatto nel primo: ovvero, l’austerity dura e pura non serve proprio a nulla. Di più, questo dato rischia di uccidere uno dei motivi empirici per cui gli investitori dovrebbero comprare debito sovrano spagnolo - ovvero il miglioramento dello stato dell’economia - e costringere i mercati a prendere coscienza, una volta e per sempre, che nuovo debito non serve mai a stabilizzare o far calare il debito pregresso, come la Grecia insegna.

E perché, allora, il governo spagnolo continua a basare la sua azione su questa politica perdente? Semplice, perché ha la certezza - o forse la pia illusione - che se le cose peggioreranno, qualcuno entrerà in campo e prezzerà artificialmente il costo del suo debito, acquistando obbligazioni al fine di rendere sostenibile la situazione per un altro po’ di tempo. Ma sarà davvero così? È questa, infatti, la filosofia che ha sostenuto la posizione di Monti e Rajoy allo scorso vertice europeo: garantirsi che qualcuno intervenga in caso di necessità. Ma, come spero di avervi fatto capire nella parte iniziale dell’articolo, questo assunto non è affatto da prendere come assicurato da alcunché, anzi.

Non fatevi abbindolare dal calo degli spread come logica conseguenza del successo del vertice e della sconfitta di Angela Merkel, è solo timore sul Bund poiché un peggioramento della situazione e un salvataggio in grande stile del sistema bancario spagnolo - altro che i 100 miliardi stanziati, per ora a parole - avrà come unica vittima la credibilità fiscale tedesca, quindi i fondi speculativi shortano già ora il titolo di Stato tedesco. Non a caso, ieri, il Financial Times sentenziava che il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha «sfidato» Angela Merkel e ha «vinto la battaglia», ma il «vero vincitore» del summit di Bruxelles della settimana scorsa è stato «il cancelliere tedesco, non Monti».

Monti è stato «intelligente» a minacciare il veto su «qualcosa di cui la Merkel aveva urgente bisogno», scrive Muenchau riferendosi al piano per la crescita da 120-130 miliardi di euro. Il presidente del Consiglio ha messo la Merkel «nell’angolo» e «sopravviverà qualche settimana o mese in più in politica»: «è stato un esempio di classica diplomazia Ue». Tuttavia, sottolinea, questo è lo scenario che si è presentato sul palcoscenico di Bruxelles. Guardando «dietro le quinte», osserva, si vede che, «almeno per l’Italia, non è cambiato assolutamente nulla». Il fondo salva-Stati poteva già acquistare titoli italiani sul mercato, ma non era utilizzato, scrive l’editorialista, sottolineando che l’Italia deve comunque firmare un memorandum d’intesa (Mou) ed essere soggetta alla Troika (Commissione Ue, Bce, Fmi), anche se la procedura sarà «meno invasiva», permettendo all’Italia di «salvare un po’ più la faccia». Resta il fatto che la capacità di fuoco dell’Esm (European stability mechanism) di 500 miliardi di euro «non è cambiata», prosegue Munchau osservando che questa somma, «semplicemente, non è abbastanza». Semplice. E decisamente preoccupante.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
03/07/2012 - alcune importanti cause della crisi economica (Andrea Sonego)

La pessima situazione economica attuale è dovuta in buona parte al ritardo accumulato nell'intraprendere azioni sulle pensioni di anzianità, a causa delle resistenze dei sindacati che contrastarono la riforma delle pensioni di Berlusconi del 1994. Gli stessi sindacati hanno sempre opposto resistenza anche alla parificazione delle scuole non statali, mediante i buoni scuola, e che permetterebbe sensibili risparmi; ma lo stesso Berlusconi non ha perseguita tale parificazione, procedendo invece all'assunzione di decine di migliaia di insegnanti precari. Ora ci troviamo con un numero di dipendenti pubblici, talora poco produttivi, eccessivo. Anche l'inspiegabile (ovvero spiegabilissima, se si pensa a chi l'ha voluta, cioè Berlusconi) depenalizzazione del falso in bilancio non favorisce la fiducia delle borse nelle nostre imprese