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FINANZA/ 2. Spread e borse, il giorno della verità si avvicina

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Tanto più che se anche giovedì Draghi decidesse di rompere gli indugi e riattivare il programma Smp per gli acquisti sul mercato secondario, i limiti di tale intervento sono giù tutti prezzati dal mercato. Prima di tutto, perché questo tipo di operazione sarebbe comunque reattiva a una situazione estrema, un’implementazione che non rappresenta però una soluzione definitiva come sarebbe invece un fondo Esm con licenza di acquisto. Inoltre, questa volta l’impatto sugli spread periferici rischia di essere ridotto rispetto alla volta precedente a causa della subordinazione del settore privato derivata dallo swap greco, un qualcosa che porterebbe molti gestori a scaricare debito a rischio prima di pagare il prezzo del trattamento preferenziale riservato alla Bce, in quanto investitore istituzionale.

C’è poi la questione dell’emissione di debito spagnolo, visto che per coprire le necessità di finanziamento da qui a fine anno Madrid deve raddoppiare il livello di emissione attuale, numero che non include oltretutto potenziali necessità di finanziamento extra per stabilizzare il debito di alcune regioni. C’è poi il rischio di una volontà di scaricare debito spagnolo sul mercato secondario da parte di investitori non iberici, i quali in assenza di domanda reale venderebbero le loro detenzioni proprio al fondo Smp. Paradossalmente, un cortocircuito che rischia di annullare o depotenziare di molto gli effetti del blitz della Bce, visto che si tradurrebbe meramente in un cambiamento di proprietà di quel debito, destinato però a impilarsi nei bilanci europei.

C’è poi da fare i conti con i precedenti. Dal 2010 a oggi, la Bce ha accumulato nel suo portafoglio un totale di debito sovrano periferico pari a 225 miliardi di euro, italiano, greco e spagnolo soprattutto. Anche in quel caso, furono interventi reattivi per calmare la crisi, sperando che poi i governi e le autorità trovassero soluzioni strutturali. Così non è stato e la storia ci insegna che gli acquisti attraverso l’Smp cominciano a perdere di efficacia sui rendimenti dopo 3-6 settimane, basti pensare a quanto accaduto con gli acquisti di debito italiano e spagnolo dello scorso anno: alla fine, si resero necessarie le due aste Ltro di dicembre e febbraio per evitare di far violare alla Bce i suoi statuti e trasferire il ruolo di acquirente sussidiato alle banche europee.

Insomma, un palliativo e non un cosiddetto game-changer. Non a caso, sempre ieri, quei campioni di tempismo di Moody’s hanno detto chiaro e tondo che «la Bce non può fare altro che guadagnare tempo». Diverso sarebbe se, come prospettato da Goldman Sachs nel suo ultimo report, la Bce si tramutasse nella Bank of Japan e acquistasse anche assets privati. Il problema però, resta sempre lo stesso: chi lo dice alla Bundesbank? Sarà, ma a mio avviso, il rally dura fino a giovedì. Poi...


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