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SPENDING REVIEW/ Università: non solo i fuori corso, tasse in aumento per tutti

Cambio sulle norme della spending review per le tasse universitarie. L'aumento potrebbe riguardare tutti tranne chi ha un reddito familiare al di sotto dei 40mila euro lordi annui

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A rischio sono tutti gli studenti universitari, non solo i fuori corso come paventato in un primo momento. Le tasse in aumento potrebbero infatti colpire tutti eccetto chi ha redditi familiari bassi. Cambiano infatti le norme della spending review che si vota oggi in senato sui contributi dovuti al momento dell'iscrizione: il blocco delle tasse fino al 2016 dovrebbe esserci solo per redditi evidentemente bassi. La commissione bilancio aveva prodotto un testo che dichiarava l'aumento delle tasse per i cosiddetti fuori corso con tre fasce di reddito. Aumento del 25% per i redditi fino a 90mila euro lordi all'anno, aumento del 50% per i redditi fino a 150mila euro e aumento del 100% per chi ha un redditi familiare che supera i 150mila euro. Insomma, bastonare i figli dei ricchi che non hanno voglia di studiare. Tutto questo è confermato ma spunta un nuovo passaggio normativo: l'aumento potrebbe essere attivo anche per lo studente che è in regola con il suo corso di studio. Per gli studenti con un reddito familiare Isee inferiore ai 40mila euro lordi all'anno l'aumento non potrà superare l'inflazione. Lo conferma il relatore del Pd per il decreto spending review Paolo Giaretta che dice che la garanzia per gli studenti in regola con gli studi di non subire aumenti adesso non c'è più. Sembra che dietro questa nuova norma ci sia il ministero dell'economia così come la ragioneria generale dello Stato che hanno chiesto nuovi aumenti. Colpa, sembra, delle difficili condizioni economiche in cui versano le università italiane. Attualmente infatti gli atenei hanno diritto a un 20% del cosiddetto Ffo, il fondo di finanziamento ordinario rilasciato dallo Stato con quello che incassa dalle iscrizioni studentesche. Questo ha costretto diverse università all'indebitamento.  Ma ecco il dato di fatto: la prima stesura del testo rivelava che in Italia ci sono solo 30mila famiglie che dichiarano un reddito superiore ai 150mila euro. Dunque un incasso irrisorio ed ecco perché adesso si pensa di far agate tutti, indiscriminatamente. La nuova norma prevede dunque tasse bloccate per chi guadagna meno di 40mila euro all'anno fino al 2016, poi probabilmente pagheranno anche loro.