BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ Altro che Barclays, ecco le "truffe" Usa di cui nessuno parla

Infophoto Infophoto

Per finire, la chicca, legata proprio al discorso pocanzi toccato della moda - molto fruttuosa per certe lobby - dei cosiddetti combustibili verdi o alternativi. Argomento splendido per una cena in qualche salotto da gauche caviar di Corso Venezia, ma capace non solo di creare crisi alimentari gravissime ma anche di fungere da dinamo per la speculazione pura sulle commodities. E, signori miei, una bella crisi alimentare (indotta proprio da motivi puramente speculativi) è alle porte, visto che in una settimana il prezzo di grano e frumento Usa è salito del 10% a causa delle temperature torride che attanagliano il Midwest e mettono a rischio i raccolti, una situazione che gli esperti definiscono simile a quella del 1988, quando la produzione di grano Usa subì un taglio del 30%. E siccome gli Usa esportano il 40% del grano a livello globale, capite che la situazione è di quelle serie, visto che le avverse condizioni climatiche stanno colpendo anche le aree produttive del Mar Nero e del nord della Cina.

Direte voi, cosa c’entra il biocarburante con il clima avverso, variabile non prevedibile? Semplice, le coltivazioni di grano sono state reimpiantate in fretta e furia dopo la crisi alimentare dello scorso anno, visto che nell’ultimo periodo erano state riconvertite per coltivazione destinata al bioetanolo. Certamente il caldo colpisce senza distinzioni, ma piantagioni così deboli subiscono danni maggiori, poiché non vengono indebolite dal caldo, bensì semplicemente bruciate in partenza. Questo, in un anno che doveva essere di surplus agricolo.

Detto fatto, venerdì scorso Goldman Sachs ha alzato le sue previsioni di prezzo per i futures sul grano da 5,25 dollari per bushel a 6,25 dollari, innescando di fatto un effetto tandem, visto che il frumento segue di pari passo gli aumenti di prezzo del grano, stante il suo compito storico di ripiazzamento del cereale nell’alimentazione animale e quindi l’aumento della domanda. Ora, al netto delle polemiche sui biocarburanti, confortate non dalle idee personali del sottoscritto ma dal parere di Shawn McCambridge, analista alla Jefferies Bache, io sento puzza di speculazione pura dietro la mossa di Goldman Sachs.

Attualmente le stime di produzione di grano Usa sono di 354 milioni di tonnellate contro le 375 previste per il 2012-2013, stando a Capital Economics e comunque 22 milioni di tonnellate in più rispetto al raccolto del 2009-2010. Perché tanta fretta di alzare le stime di prezzo sui futures, visto che oltretutto l’arrivo di una corrente umida dal Messico dovrebbe porre fine alla siccità negli Usa entro fine estate? Inoltre, nonostante i prezzi del grano stiano salendo, quelli di cotone e caffè sono tutti scesi nei mesi recenti, tanto che l’indice S&P GSCI Agriculture, che traccia i prezzi delle commodities alimentari grezze, è del 10% più basso di un anno fa. Inoltre, quest’indice non tiene conto dell’Asia, con il prezzo del riso destinato a scendere ora che il governo thailandese sta per vendere e immettere sul mercato grosse riserve di cereale.

Ancora tanto sconvolti per la taroccata del Libor? Io, in tutta onestà, no. Aprite gli occhi. E restate informati.

 

P.S.: I lampeggianti dei mercati lanciano flash rossi: spread in netta risalita ieri pomeriggio e non per colpa dell’incertezza sull’esito del vertice Monti-Merkel. Gira voce che la Bce non avrebbe intenzione di coprire un bond greco in scadenza ad agosto, in caso il governo ellenico non fosse in grado di pagare. Gira voce...

© Riproduzione Riservata.