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MONTI-MERKEL/ Italia in salvo con tre mosse (della Germania)

Pubblicazione:giovedì 5 luglio 2012

Angela Merkel e Mario Monti (Foto: Infophoto) Angela Merkel e Mario Monti (Foto: Infophoto)

La Ubs ritiene che le scelte fatte finora dal governo siano serie e credibili. E se lo dicono gli svizzeri… “Non ci servono aiuti”, ha dichiarato di nuovo Monti. Alzare lo scudo salva-euro (più corretto chiamarlo così che salva-stati), non serve a far bisboccia, ma a tagliare le unghie agli speculatori molti dei quali vengono dalla stessa Germania se ricordiamo come la Deutsche Bank, alla quale tutti in Italia hanno sempre steso tappeti rossi, si è comportata lo scorso anno liberandosi all’improvviso dei Btp. 
L’intesa di massima raggiunta al consiglio europeo è tutta da precisare. E le mosche cocchiere cominciano già a ronzare come stanno facendo olandesi e finlandesi. Non hanno grandi truppe, a meno che dietro di loro non si schieri la Panzer-Division. Il punto sollevato ancora dalla Merkel riguarda il controllo. Al di là della vexata questio sulla sovranità, in concreto Italia e Spagna non vogliono la trojka sul collo come se fossero paesi sull’orlo della bancarotta. Per la Germania, però, mettere sotto tutela le politiche di bilancio è una conditio sine qua non. Dunque, bisogna trovare una soluzione che salvi l’onore di tutti. La diplomazia è al lavoro. Allentata la tensione sui mercati, il secondo passo è consolidare le banche. La concentrazione della vigilanza nella Bce dà più forza a Draghi. 
Nel 2009 la Bundesbank si era opposta. Ma lo scandalo della Barclays che nel 2007 e 2008 ha manipolato il Libor, tasso interbancario di Londra (punto di riferimento anche per i mutui) con la sospetta complicità delle grandi aziende creditizie anche tedesche e francesi (come la solita Deutsche Bank e Société Générale (nessuna italiana), dimostra che il modello anglo-sassone di una vigilanza separata dalla banca centrale, più corretta secondo i principi del mercato, non funziona. La Bce è pronta a concedere un’altra boccata di denaro liquido alle banche in difficoltà. Ma il problema è dare loro tempo e modo di rafforzare il patrimonio. Un allentamento dei criteri è allo studio e diventa l’unica alternativa al rischio di salvataggi con i denari dei contribuenti. Il terzo passo è il rilancio della congiuntura, da mettere in cantiere subito, in modo che possa avere effetto tra l’autunno e l’inverno. Qui il pallino è in mano alla Germania perché la Francia, nonostante l’agitazione sociale del governo Ayrault, non ha molti margini, anzi deve trovare tra i 4 e i 6 miliardi in pochi mesi per raggiungere un disavanzo pubblico del 4,5% giudicato sostenibile e ha cominciato aumentando le imposte sui redditi più alti. Il bilancio tedesco mostra un attivo primario (cioè al netto degli interessi) di quasi due punti, seguono Italia (che non è quindi così dissoluta) e Finlandia. 


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COMMENTI
05/07/2012 - made in svizzera il pil in crescita (antonio petrina)

Ubs ha letto certamente lo studio elevetico sugli sviluppi demografici ,per cui il ns sistema previdenziale,recentemnte modificato dal governo monti , rappresenta il modello europeo per la sostenibilità del debito pubblico in quel settore della spesa pubblica, di cui recenti studi americani hanno dimostrato la relazione con il pil.Ora se la Svizzera ha il pil al 4,5% in crescita ( crescita tutta made in CH ), sarà da sprone agli altri paesi, italia compresa ,per incamminarsi gradualmente ,scudo permettendo,su crescita ( made italy con esportazioni) senza deficit spending pubblico e quindi rigore !