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MONTI-MERKEL/ Italia in salvo con tre mosse (della Germania)

Angela Merkel e Mario Monti (Foto: Infophoto) Angela Merkel e Mario Monti (Foto: Infophoto)

L’Austria è in sostanziale parità, tutti gli altri sono in deficit. Dunque, solo Berlino ha margini per allargare la domanda interna e dare sbocco all’export italiano, francese e spagnolo. Non ci sono contro indicazioni inflazionistiche. I prezzi sono sotto controllo. E la tanto famigerata massa monetaria agitata dagli economisti ortodossi, non sta affatto crescendo. Anzi, la recessione rischia di distruggere più moneta di quanta ne stampi la banca centrale. Nei paesi del G7, la misura base della moneta, M1 (contanti più depositi a vista), cresceva del 5,1% a novembre, è rallentata all’1,8% in aprile e il trend è ancora in discesa preparando una vera e propria gelata in autunno. In molti chiedono a Bernanke una nuova fase di quantitative easing. 
E a Draghi di ridurre i tassi. Gli economisti intervistati da Bloomberg si aspettano che oggi la Bce decida un taglio di un quarto di punto come minimo, facendo scendere a 0,75% il punto di riferimento. Altre volte le attese sono state deluse e voci amiche come Il Finbancial Times e l’Economist, hanno criticato la prudenza di Mario Draghi. Ma il consiglio europeo ha fornito abbastanza garanzie affinché la banca centrale si muova. 
Bisogna vedere se ancora una volta si metterà di traverso la Bundesbank. L’Eurotower ospita l’unica istituzione davvero federale dotata di poteri di intervento concreti. In più, è indipendente dai governi e (così è stata concepita) dagli interessi nazionali o di parte. Draghi non smette mai di ricordare che la politica monetaria non può fare tutto. Ci sono cose che spettano alle politiche di bilancio e ai singoli stati. Lo dice sempre anche Ben Bernanke, tutti i banchieri centrali usano mettere le mani avanti. Ma il dito sul pulsante, alla fine, ce l’hanno proprio loro.

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COMMENTI
05/07/2012 - made in svizzera il pil in crescita (antonio petrina)

Ubs ha letto certamente lo studio elevetico sugli sviluppi demografici ,per cui il ns sistema previdenziale,recentemnte modificato dal governo monti , rappresenta il modello europeo per la sostenibilità del debito pubblico in quel settore della spesa pubblica, di cui recenti studi americani hanno dimostrato la relazione con il pil.Ora se la Svizzera ha il pil al 4,5% in crescita ( crescita tutta made in CH ), sarà da sprone agli altri paesi, italia compresa ,per incamminarsi gradualmente ,scudo permettendo,su crescita ( made italy con esportazioni) senza deficit spending pubblico e quindi rigore !