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SPENDING REVIEW/ Forte: i tagli dei prof, un nuovo passo verso la recessione

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La spending review di nuovo portata come un esempio per evitare un altro aumento dell'Iva, per trovare i soldi per gli esodati e per aiutare i terremotati dell'Emilia Romagna. Almeno 6 miliardi di euro da reperire. Il clima è sempre quello dell'emergenza, della ricerca affannosa di risorse, da ultima chiamata per delle scadenze che non sono procrastinabili. Ci saranno, come alcuni dicono, i “trionfi” internazionali, i vertici europei dove Mario Monti sarebbe (ma poi è tutto da verificare) una sorta di mediatore tra la rigidità della “dottrina Merkel” e le esigenze dei Paesi più a rischio nell'Eurozona.
A quanto si dice, il supertecnico Enrico Bondi ha suggerito tagli nella sanità e nella pubblica amministrazione, tra i dipendenti pubblici, soprattutto tra i dirigenti. In più la solita e ricorrente promessa dei tagli delle “macchine blu” (ma andrebbero bene anche i tagli a quelle grigie) che si promettono in modo ricorrente dai tempi della Prima Repubblica. Quello che tuttavia fa impressione è che non ci si rende conto che il Paese resta sempre in recessione, chiara e conclamata, mentre la famosa “fase due”, la ripresa e la crescita è ora in vista dopo la metà del 2013. Ipotesi che può anche essere azzardata visti i numeri. E poi naturalmente un generale clima di incertezza, con i sindacati “sul piede di guerra” e una formale maggioranza parlamentare, la cosiddetta “strana maggioranza” che rivela forti contraddizioni.

Francesco Forte, grande economista, ex ministro delle Finanze, guarda con scetticismo l'azione del “governo dei tecnici”.

“La sensazione è che il governo stia lavorando alla giornata, vivendo alla giornata. Si comporta, per fare un paragone, come la vecchia sinistra democristiana, con una mediazione continua con una sinistra che non mi pare marxista, ma che ha tratti da sinistra napoletana ed emiliana. Del resto questo è un governo fatto per compiacere la sinistra, per battere la strada a un futuro governo politico di sinistra”.

Secondo lei questo è un grande rischio? 

Se, alla  scadenza naturale della legislatura vince un governo di questa sinistra, che va da Vendola sino alle varie sfumature ereditate dal passato, noi rischiamo di diventare la Spagna dell'Europa. La speranza è che ci si renda conto del rischio che si sta correndo. Questa è una sinistra che lascia che la Fiat abbandoni l'Italia, che non affronta veramente il problema della produttività, che lascia la spesa pubblica sostanzialmente inalterata, che non promuove nessuna crescita, che ha fatto andare il Paese in recessione.

Ma se si ispiravano al modello tedesco?

Hanno però sbagliato data. Si ispirano al modello tedesco prima del passaggio della “grande coalizione”, quando c'è stato veramente un salto di qualità. In Italia ci si ispira al “prima” della “grande coalizione” e così fanno un grande errore concettuale. 

Ci sono ancora i dati che escono e non sono affatto confortanti per l'economia italiana. Il primo trimestre è in rosso profondo sul deficit. 



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