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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Bertone: così la speculazione "fantasma" mette in ginocchio l’Italia

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Basterà? Forse. Ma la miscela liquidità abbondante, investimenti che ristagnano a fronte di una domanda dei consumatori che scende in sintonia con il crollo della fiducia, ricorda da vicino la trappola della liquidità descritta da John Maynard Keynes negli anni Trenta: nessuno prende più a prestito il denaro perché non ha senso produrre beni per un mercato troppo povero per fare acquisti. La situazione che la nonna di Ben Bernanke, che viveva in una città di calzolai dove negli anni Trenta nessuno aveva i soldi per comprarsi le scarpe, ha raccontato al nipote in anni non sospetti.

Ahimè, spesso la storia si ripete. Nel 1932 il tracollo della Credit Anstalt di Vienna, segnò l’avvio della fase più dura della recessione europea. Ottant’anni dopo, la caduta degli dei, da Bob Diamond di Barclays a Rodrigo Rato di Bankia, senza dimenticare il precedente di JP Morgan, ha il sapore di un amaro vintage. Senza riandare lontano nel tempo, la situazione ricorda da vicino quella del 2008, quando si sottovalutò l’impatto della crisi di Lehman Brothers, con ragionamenti che ricordano da vicino l’apparente flemma dei commentatori tedeschi di fronte al tracollo della Grecia, la bancarotta spagnola e il possibile KO italiano.

Come già avvenuto allora, l’economia globale rischia di inabissarsi in una spirale negativa che è necessario scongiurare al più presto. Purtroppo, da questo punto di vista, la situazione sembra ancor peggiore che nel 2008. Allora, infatti, gli Usa reagirono alla crisi con una svolta di politica economica e con una robusta iniezione di capitali in ossequio al principio per cui, quando cade la domanda dei privati e gli investimenti delle aziende, lo Stato deve iniettare nel mercato i capitali necessari per evitare il collasso. Non è l’atteggiamento, almeno ufficiale, dell’Unione europea, ormai giudicata l’“untore” che sta mettendo a rischio non solo la salute della comunità a 27, compresa la stessa Germania, ma anche la crescita degli Emergenti.

Certo, si può vedere il bicchiere mezzo pieno. Come ha dichiarato Mario Monti in Parlamento pochi minuti dopo la conferenza stampa di Draghi, le conclusioni del vertice europeo sono un esempio di “dinamismo politico”. L’esito del consiglio di Bruxelles, aggiunge Draghi da Francoforte, “pone l’Unione su basi più solide” e dà all’Europa “una road map per arrivare a una vera unione economica e monetaria”.

Tutto vero. Ma lo stesso Draghi ha preso atto che, prima di intervenire sui focolai di crisi, Italia e Spagna, la Bce dovrà attendere le nuove regole sull’utilizzo del fondo salva Stati e dell’Ems, necessario per evitare il tracollo della Spagna, alle prese con uno spread che si avvicina a laghi passi a 600 punti base. Intanto Piazza Affari affonda sotto i colpi della speculazione fantasma: bastano pochi soldi per far precipitare i titoli di casa nostra verso valori risibili, giustificati solo dalla convinzione che per 24-36 mesi (come ha previsto Sergio Marchionne) in Europa non si guadagnerà un euro (ammesso che resista la moneta unica).

Difficile spegnere il fuoco con i secchielli e gli idranti, se gli aerei antincendio restano negli hangar.

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