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SPENDING REVIEW/ Per Squinzi e Camusso è "macelleria sociale"

Pubblicazione:domenica 8 luglio 2012 - Ultimo aggiornamento:domenica 8 luglio 2012, 18.07

Giorgio Squinzi, foto Infophoto Giorgio Squinzi, foto Infophoto

Il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi e il leader della Cgil Susanna Camusso per una volta vanno d'accordo. L'intesa arriva sulla bocciatura della spending review, il taglio alla spesa pubblica appena varato dal governo e che sta trovando l'opposizione un po' di tutti, dalle categorie del lavoro ai presidenti di Regione. Per Squinzi e Camusso siamo davanti a una "macelleria sociale" che va evitata. In particolare, parlando nel corso di un dibattito a cui erano presenti entrambi, Camusso spiega che la spending review taglia orizzontalmente su tutto pur intervenendo su sprechi e problemi. E' d'accordo con le il numero uno degli industriali che dà anche un voto al governo Monti: uno scarso tra il cinque  il sei, neanche la sufficienza piena. Pur criticando i tagli del governo, Squinzi riconosce che bisogna comunque "razionalizzare e semplificare" l pubblica amministrazione dove, dice si trovano "ridondanze che vanno eliminate". Squinzi, a sorpresa, si dice anche d'accordo con la Camusso su una eventuale tassa sui patrimoni: va bene pur che non tocchi le imprese, ha detto. A Squinzi poi, proprio come alla Camusso, non piace granché Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat: il suo modello non è il mio, ha detto, spiegando di essere favorevole a relazioni sindacali condivise. I due, dice, non si sono mai incontrati perché è Marchionne che non vuole incontrarlo. Da parte sua il segretario della Cgil suggerisce una mobilitazione generale perché "se non si comincia a creare lavoro cominciamo a precipitare". Critica poi la divisione effettuata sui lavoratori privati e sugli statali a proposito delle pensioni, mentre invece ci vuole "una norma generale che riorganizzi il tutto". In questo quadro Camusso riconosce che la spending review va nella direzione giusta: è un primo intervento, ma c'è ancora da fare moltissimo. Anche lei dà un voto al governo, e anche lei assesta uno scarso tra il cinque e il sei. Il generale accordo tra i due esponenti del mondo del lavoro sta già facendo parlare di un patto di Serravalle, dove si è tenuto l'incontro.


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